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Gli “inesistenti diritti” delle donne

22 marzo 2012

Una mozione tetra-partisan (Pdl, Pd, Udc e Lega) si aggira in Parlamento. Dice che si deve «tutelare l’obiezione di coscienza non solo di coloro che sono impegnati a vario titolo nelle strutture ospedaliere, ma anche quella dei farmacisti. Il diritto all’obiezione di coscienza non può essere in nessun modo ‘bilanciato’ con altri inesistenti diritti e rappresenta il simbolo, oltre che il diritto umano, della libertà nei confronti degli Stati e delle decisioni ingiuste». Ecco che arrivano dunque i paladini di quei poveri obiettori indifesi che, impegnati nelle strutture ospedaliere, sono quotidianamente vessati da donne aggressive e senza scrupoli. Quelle megere, titolari di “inesistenti diritti”, non sembrano aver altro da fare che attaccare quel simbolo, anzi quel diritto umano che si chiama “obiezione di coscienza”! E che presto sarà un diritto universale e sovrano: a disposizione degli avvocati che non vogliono difendere le donne vittime di violenza o di stupro, dei tassisti che non vogliono portarle in tribunale o in ospedale, degli uscieri che vogliono impedire la loro accettazione nei servizi pubblici, degli infermieri che non le vogliono assistere. Continuate a piacimento la lista degli obiettori possibili, perché il diritto alla obiezione sarà totale e ramificato. E nessuno pensi che possa mai, in alcun modo, essere bilanciato con gli “inesistenti diritti” delle donne.

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