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Il caso 180

20 febbraio 2008

Caro direttore, concordo con chi sul suo giornale ha sollevato la questione della “intoccabilità” della legge 180. La cosiddetta legge Basaglia, atrent’anni dalla sua approvazione, rischia oggi di rimanere soltanto un manifesto dell’impotenza di certa psichiatria a pensare una cura per la guarigione e di perpetuare una sorta di negazione della malattia mentale. Di fatto, sono stati chiusi giustamente i manicomi, ma da allora la ricerca psichiatrica ufficiale, quando non si è fermata del tutto, non è che abbia fatto molti passi in avanti. In compenso sono cresciuti la produzione, la prescrizione e l’uso degli psicofarmaci e del paziente psichiatrico, quasi non ci fosse differenza tra un genitore e un medico, devono prendersi cura sostanzialmente i parenti… o i giudici, nei casi che arrivano alla cronaca nera. Dietro tutto questo c’è l’idea, disonesta e ipocrita, che siamo tutti un po’ matti, sin da quando veniamo al mondo. Per fortuna, ci sono anche eminenti psichiatri e psicoterapeuti che non credono al “peccato originale” di una malattia senza speranza, ma pensano anzi che sia possibile un ritorno alla sanità della nascita.

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From → Il Riformista

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