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Migranti, il colpevole silenzio dei nostri occhi

22 agosto 2009

Che un gommone pieno zeppo di esseri umani possa attraversare senza essere avvistato le poche centinaia di miglia marine che dividono la Libia dall’Italia (unite, intanto, dal recente famigerato Trattato), suona come un’enorme bugia. Ma non, come ha voluto alludere il signor Maroni, una bugia dei sopravvissuti alla tragica traversata. Bensì, l’insostenibile menzogna di noi che stiamo a guardare senza voler vedere. In un pianeta dove i satelliti individuano isole grandi come francobolli o insediamenti militari da bombardare, dove telecamere posizionate ovunque possono contarti anche i peli del culo e dove non esiste coppia che possa organizzare una “fuitina” senza venire intercettata in poche ore… In un pianeta i cui mari vengono solcati e inquinati da milioni di navi, traghetti, aliscafi, pescherecci e petroliere che trasportano e nutrono e fanno vivere noi benestanti turisti del mondo… è una enorme bugia che una imbarcazione che naviga venti giorni non venga vista; mentre su di essa e nel mare intorno, esseri umani muoiono a decine. Nel silenzio colpevole dei nostri occhi.

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