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Un rifiuto radicale

8 febbraio 2011
E’ assolutamente innegabile che, affinché i Radicali e le loro idee esistano e resistano, Marco Pannella deve fare il pazzo: sfiorare il suicidio con ripetuti e anacronistici scioperi della fame e della sete; ululare (silenziato) nello scarso minuto che la tv pubblica gli concede annualmente; minacciare ogni paio di mesi il suo schieramento di appartenenza (per elezione e per natura) di andarsene (o come qualcuno malignamente mormora: tornare) da Berlusconi. E’ assolutamente innegabile che i Radicali di Marco Pannella, ma anche i Radicali “in genere”, siano tremendamente scomodi e antipatici perché laici, libertari, nonviolenti, onesti, sinceri: umani, cioè, fino al parossismo. Umanità che in politica, generalmente, non esiste proprio. Eppure, per una sensazione inconscia, per una stonatura che ha a che vedere proprio con l’umano più che con la politica; senza nemmeno leggere i “pio-pio, bau-bau, bla-bla” che di solito accompagnano la sofferta lotta nonviolenta radicale per i diritti di tutti… ma alla sola idea che il compagno Marco dialoghi con “questo” Governo, ritengo doveroso minacciarlo anche io: se continua quel “dialogo”, non mi vedrà al prossimo, imminente Congresso di Chianciano. Per quanto possa valere la mia assenza: che è rifiuto individuale, ma radicale.
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