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L’ombra della verità

17 febbraio 2011

Ve ne dimenticherete anche quest’anno. O ci sarà appena un cauto trafiletto e qualche manipolo di eretici a ricordarlo in una rara piazza o strada a lui dedicate (dieci giorni fa, nella “sua” Napoli, nella via col suo nome, c’erano a celebrarlo topi e munnezza, che tristezza!). Nemmeno vi serviranno le recenti scoperte astronomiche su mille possibili sistemi solari, “infiniti mondi”, come intuiva lui, mentre poco probabile è che anche in altro remoto universo ci sia un Vaticano… beati loro!
Poi un giorno, che non sarà mai abbastanza presto, ci si affannerà a dargli ragione per aver scommesso su un aldiquà di umanità umana e di verità naturale contro un aldilà di astrattezza violenta e di dogmatica disumanità. La stessa che “oggi” lo bruciò vivo, che fece santo colui che appiccò il suo rogo, che non ha ancora chiesto scusa (e sono passati 411 anni!) e che oggi brucerebbe, se solo potesse, eretici e streghe, testamenti biologici e fecondazioni assistite e coppie di fatto.
Ma lui lo sapeva, con quella inconscia certezza che hanno soltanto i pochi genî ribelli che scoprono com’è, dentro, l’essere umano: sapeva di aver fatto tutto “quel che un vincitore poteva metterci di suo: non aver temuto la morte, non aver ceduto con fermo viso a nessun simile, aver preferito una morte animosa a un’imbelle vita” (“De monade, numero et figura”, Giordano Bruno).

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