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Il sogno della Libia

28 febbraio 2011

La rivoluzione è nel passaggio dal sonno alla veglia. Non ci sono altri modi per dirlo. Per dare vita a un movimento collettivo senza leader, senza religione e senza nemmeno un vero passaparola via internet, come è accaduto altrove: la sensazione è che in Libia sia stato il popolo e basta. Che soltanto ha potuto fare un sogno collettivo: tam tam onirico, inspiegabile altrimenti. Non si può razionalizzare quella rivoluzione: la massa che tanti, da millenni, hanno sempre visto come pericolosa, mostra quello che può compiere la notte. Stanno difendendo qualcosa di profondo, di irrazionale, che va al di là dell’identità sociale: non è il bisogno di pane, non è che Gheddafi all’improvviso li abbia privati della soddisfazione dei loro bisogni, ma sono i loro sogni-esigenze che all’improvviso, inaspettatamente sono arrivati; è una identità interna, molto più profonda. Forse il risveglio è vicino, se ne colgono già i primi segni: si formano comitati rivoluzionari, si stilano manifesti e carte dei diritti, si “ragiona” sul futuro. Qualcuno metterà il cappello a questa rivoluzione. Qualcuno se ne prenderà il merito. Mentre l’Occidente, spaesato, colto di sorpresa, nonché complice fino all’altro ieri, sta preparando il suo “intervento”, militare o umanitario o tutte e due, per entrare in quel sogno. Arriverà la sveglia: e si chiamerà Ragione e Storia.
Ma fermiamoci allora a qualche giorno fa. Per capire cosa sia successo veramente in Libia, che nessuno aveva previsto, organizzato, pianificato.
Un popolo ha sognato e quell’inizio di sogno può diventare la fine di un incubo. E sono rimasti in strada, con la testa ancora tra le nuvole, anche se da quelle nuvole arrivavano aerei e pallottole e oppressione. Soltanto in dormiveglia si può essere così irrazionali e nonviolenti. E hanno camminato, corso, gridato, pianto, e sono morti per essere vivi. Ed era un sogno. Ma lo stavano ricreando con la forza e la creatività degli artisti. Folle e vivido. Non cosciente. Soltanto quel dormiveglia poteva arrivare a tanto. Come una poesia.
Il resto sarà Ragione e Storia.

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