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Benedetto Bertinotti e il Primo maggio papale

21 aprile 2011

Delude, ma non sorprende la definitiva conversione di san Bertinotti sulla via dell’esilio, così come documentata dall’intervista che ha rilasciato all’Osservatore romano. Al tempo, Fausto il Rosso ci aveva già informati dei suoi esercizi spirituali tra monte Athos e padre Pio Vendola di Tarso e i maligni infatti vociferavano che alla Camera non si muove Presidente che Papa non voglia. Ma oggi, con le fumose omelie cui ci ha abituati, Bertinotti si lancia addirittura a sostenere l’assurda sovrapposizione della beatificazione di Wojtyla alla festa dei Lavoratori, nonché la propria motivata partecipazione alle sontuose celebrazioni di Sua Ingerenza la Chiesa in territorio e calendario italiano. Amaro calice finale, per laici e radicali, quando il novizio-“non cristiano” offre al defunto Papa, noto per un “candido” ma fermo oscurantismo in tema di aborto, diritti civili ed eutanasia (salvo poi, forse, finire le sue sofferenze contro la legge), un melanconico ricordo legato a Gandhi… Ecco, tra un po’, grazie a tali bacioni di pile, si ascriveranno alla Chiesa cattolica le lotte nonviolente, tutte le manifestazioni per i diritti umani, il socialismo stesso, magari il femminismo e perché no anche la Resistenza e i partigiani. E i sinistri libri di scuola saranno finalmente riscritti!

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From → L'Espresso.it

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