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Il papa è cosa nostra

16 giugno 2011

La notizia è che la brava e simpatica Whoopi Goldberg co-produrrà la versione italiana del musical “Sister Act”, tratto dal suo celebre film. Nel darla, Giuseppe Videtti di Repubblica intervista l’attrice che, tra le tante cose, butta lì: “Spero che alla Prima dello spettacolo venga il Papa” e il quotidiano, da quella frase, trae il titolo della pagina. Fin qui niente di male, ma dalla semplice osservazione di una dinamica giornalistica, si può trarre una infelice considerazione: il papa è qualcosa che sembra riguardare esclusivamente l’Italia. Come la pastasciutta, il mandolino e la mafia. A noi sembra che gli anatemi, le sentenze, i proclami che quell’uomo vestito di bianco lancia da una finestra di Roma, visto come sono ripresi e amplificati da ogni notiziario e quanto gravemente influenzano la nostra politica, facciano il giro del mondo. Che tutti, nel pianeta intero, si occupino quotidianamente di precetti e dettami della Chiesa romana, proprio come noi. Invece no. Occasionalmente interpellati dal nostro Paese, gli stranieri citano il papa proprio come, alla domanda su cosa amano qui, risponderebbero invariabilmente: spaghetti! Perché il Vaticano è da noi, perché il papa è cosa nostra.

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