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La pulsione di annullamento

30 giugno 2011
La cronaca ci affligge di notizie tragiche: dai bambini “dimenticati” in auto dai loro padri, alle ragazze uccise nei boschi e nei garage da fidanzati e cugine, alle madri che si suicidano portando con sé i loro figli. Dovizia di particolari giornalistici, ma nessuno che riesca a spiegarci il perché di queste pazzie. Fior di psichiatri brancolano nel buio, senza nemmeno riuscire a dare almeno un nome a ciò che determina la malattia mentale, figurarsi “curarla”. Tranne uno: il professor Massimo Fagioli, che l’ha scoperta, la chiama “pulsione di annullamento”. “Rendere inesistente l’altro, anzi, come se non fosse mai esistito”. Cioè: prima annullarlo psichicamente, poi eliminarlo fisicamente: e l’altro magari è già morto prima ancora di essere ucciso, a causa di quella violenza invisibile. Perciò andrebbe meglio capito che cos’è la pulsione di annullamento, piuttosto che lanciarsi in ipotesi che portano all’unico risultato di rimanere così, religiosamente e freudianamente impotenti, di fronte alla possibilità di comprensione e di cura della malattia mentale, vista ancora oggi come una tara che si anniderebbe in ciascuno di noi. Come un peccato o una perversione originale.


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