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Noi suoneremo le nostre trombe

21 luglio 2011

È  soprattutto d’estate, quando il caldo ti costringe a dormire con le finestre aperte. È soprattutto di domenica mattina, quando una settimana di lavoro ti schiaccia sul materasso e cerchi di recuperare le energie con tutto il meritato riposo possibile. È soprattutto quando sei riuscito a strappare persino un fine settimana al mare, ospite di amici. Avete cenato deliziosamente, il sabato sera; avete passeggiato lungo il porto, tra le bancarelle. Vi siete regalati una coppa di gelato e siete rimasti a chiacchierare ancora, mentre la stanchezza del tran tran di tutti i giorni fluiva via piano, lasciando il posto a una oziosa rilassatezza. La luna piena, a tarda notte, vi ha guardati tornare verso casa, mentre Morfeo cominciava ad abbracciarvi nelle sue curve eleganti…
L’indomani, domenica, senti un suono forte, fortissimo e vicino, vicinissimo e pensi di sognare; ne senti un altro e pensi che non stai sognando, un altro ancora comincia a strapparti dalla breve notte, un altro ti riscuote, un altro ti sveglia, un altro ti risveglia, all’ultimo rintocco della campana guardi l’orologio: le sette. Domenica, troppo presto: presto come tutte le altre mattine, quando vai al lavoro. Ti rigiri nel letto, strizzi gli occhi, ti concentri per riacciuffare il sonno: passa mezz’ora e ce l’hai quasi fatta. Ma ecco che parte un concerto, una cascata, un tamburo, un martello pneumatico di suoni, coppie di suoni, uno sull’altro, una valanga di decibel… Orologio: sette e trenta. Saprai soltanto dopo, dai tuoi amici, che quello è il sadico modo di un tipo vestito di nero per richiamare una manciata di vecchietti e recitare per loro la cosiddetta “messa”.
Sei seduto sul letto, con gli occhi sbarrati, e pensi che se accendessi il tuo stereo a qualsiasi ora del giorno, non necessariamente la domenica mattina alle sette e suonassi anche la più bella canzone, ma a quel volume altissimo, dopo pochi minuti avresti tutto il vicinato fuori la porta di casa che ti grida di spegnere, di abbassare, che sei impazzito. E quelle persone che inveiscono e urlano, sarebbero magari accompagnate dalla forza pubblica. Già, la forza pubblica. E ti viene un’idea.

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From → Cronache Laiche

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