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Siamo il Paese meno fecondabile!

4 gennaio 2013
podioQuasi nessuno sa che eravamo al secondo posto nella classifica mondiale dei Paesi con i maggiori divieti in tema di fecondazione assistita, dietro il Costa Rica. Mentre nessuno sa che da più di un mese l’Italia si è guadagnata la vetta di quella graduatoria di cui avremmo ben poco da vantarci. Infatti, la Corte Interamericana dei diritti umani, grazie anche alle motivazioni del Partito radicale e dell’Associazione Luca Coscioni (costituitisi come “amicus curiae” nel procedimento giudiziario), ha cancellato con una sentenza il divieto di fecondazione in vitro vigente in Costa Rica. Cancellato proprio, quel divieto: non attenuato o emendato. E ancora più importante sarebbe conoscere i principi affermati nella sentenza del 28 novembre scorso: l’embrione non è persona; l’infertilità è una malattia; i diritti riproduttivi sono tra i diritti umani meritevoli di tutela. Per una volta, dalle nostre parti, la Chiesa e gli embrioni – in attesa soltanto che venga garantito loro anche il diritto di voto – possono guardare dall’alto in basso il resto del mondo, ormai pericolosamente invaso dai diritti a tutela di esseri umani nati e viventi.

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3 commenti
  1. Il Fatto Quotidiano, 05.01.2013
    “Fecondazione in vitro, un tabù italiano”:

    Informare X Resistere, 05.01.2013:
    http://www.informarexresistere.fr/2013/01/05/siamo-il-paese-meno-fecondabile/#axzz2H7UZGBs4

    Inoltre, domenica 6 gennaio esce anche una versione più approfondita
    come “CLOSE UP” di Cronache Laiche, intitolata “L’infecondo primato italiano”:
    http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=46308&typeb=0&L-infecondo-primato-italiano-

  2. A tal riguardo, la Corte, infatti, aveva unicamente richiamato i due principi di origine giurisprudenziale che delimitano l’autonomia procedurale degli Stati membri in base ai quali: le modalità procedurali dei ricorsi intesi a garantire la tutela dei diritti spettanti ai singoli in forza del diritto comunitario non devono essere meno favorevoli di quelle che riguardano ricorsi analoghi di natura interna (principio di equivalenza), né devono rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico comunitario (principio di effettività) (v., ex multis, sentenza 16 dicembre 1976, C- 33/76, Rewe, punto 5, e la sentenza 16 dicembre 1976, C- 45/76, Comet, punti 13-16).

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