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Zingaretti e zingarelli

17 gennaio 2013

zingariI Radicali, si sa, sono sempre in strada. In pochi. A difendere i più deboli, a difendere gli esseri umani, anche al limite dell’indifendibile. Negli ultimi vent’anni almeno, li abbiamo reincontrati in tante piazze del Paese. Manifestavano per le coppie di fatto, contro la pena di morte nel mondo e le mutilazioni genitali o, insieme ai migranti, contro i trattamenti disumani dei Cie. Erano imbavagliati davanti alla Rai, contro un servizio non così pubblico; erano donne e uomini sandwich, fantasmi e maschere e piante di marijuana per i malati, a denunciare il proibizionismo, l’accanimento terapeutico o l’obiezione di coscienza in ospedali e farmacie. Celebravano la breccia di Porta Pia o i funerali laici di Piergiorgio Welby e quelli di Mariangela Melato: fuori dalle chiese, fuori dalla grazia di dio. Però entrano sempre nelle carceri, osservano la terribile condizione dei detenuti e smettono di mangiare e di bere, per chiedere un intervento delle istituzioni. Perché sono gli unici a rispettarle veramente, quelle stesse istituzioni che tentano di lasciarli in strada. Come zingari, che pure soltanto i Radicali difendono. Speriamo che il prossimo auspicabile governo di centrosinistra, nazionale e regionale, non proceda anche al loro sgombero forzato.

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From → L'Espresso.it

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