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Restare radicale

21 gennaio 2013

restareradicaleQuella mattina il sole ha deciso di affacciarsi nella settimana fredda e piovosa, complice un vento che spazza nuvole e sogni. Ti sveglia dalla notte breve, prova invano a scaldarti le ossa umide. Quando accendi la radio è un riflesso automatico; poi soffi nel filtro della moka per riempirlo di nuovo, annusando la giornata. E aspetti.
Il tempo di un caffè può essere una madeleine, in qualche rara mattina. Ritornano l’estate, i sorrisi per strada, la speranza di vincere una battaglia senza violenza: sulle spalle, per mesi, un bagaglio leggero, di storia e futuro, di tavoli e sedie. Hai corso, telefonato, risposto, convinto, scherzato, scritto: nelle notti calde, al posto delle immagini, ti tornavano in mente quei cento e mille nomi e date di nascita e indirizzi e “signora, ci lascia un contributo?” e “signore, ci mette una firma?”.
Sta salendo, il caffè: dalla radio ti ha avvertito un colpo di tosse, quasi l’avessi in casa quel giornalista che, con indolenza, annuncia l’annuncio e ti ricorda la macchinetta sul fuoco. Tu pensi che ce ne vorrà un altro, di caffè. Perché negli ultimi mesi, stavolta più rigidi e nervosi, hai lavorato tutte le ore disponibili in un giorno e fumato tutte le sigarette di tutti i pacchetti: un lavoro strano, senza salario, senza un datore, senza un ufficio. Per strada. Hai imparato dal tuo più caro amico, radicale come te, che anche se sei un colonnello o un tenente, il tuo posto è nella trincea dei diritti, umani e civili, insieme agli altri. Infatti nessuno te l’aveva chiesto, ma hai scritto letto ascoltato camminato esultato intervistato consolato affermato difeso curato confrontato consigliato lottato. Soprattutto scritto, soprattutto lottato. Ti hanno detto amico, compagno, bravo, se non ci fossi tu, militante, candidato, radicale: ed è questa, ripensi, l’unica dolcezza che scorgevi dietro l’impegno. La dolcezza delle parole. Delle loro, in cambio delle tue.

Quella mattina il sole ha deciso di sospendere persino la pioggia di insulti e il fuoco amico che ti hanno colpito la schiena e la cervicale, per giorni e giorni, mentre camminavi spavaldo nella certezza di una nuova battaglia giusta e quasi impossibile. Come tutte le battaglie giuste. Quasi impossibili. Non ti hanno mai piegato l’indifferenza, l’odio, l’anaffettività di quelli che dovrebbero amarti e ti chiudono le porte, invece. Perché sei radicale e pericoloso. Come tutti i radicali. Portatori di umanità. Quante volte l’hai detto proprio tu: realtà umana degli esseri umani, per questo si battono i pericolosi radicali. Pericoloso anche tu.
La radio la sposti nelle cuffie, il secondo caffè ti ha lavato vestito spinto fuori casa. Per strada, di nuovo, a piedi. Verso la battaglia, di nuovo, per strada. Sotto quel sole strano, che illumina ma non scalda davvero. Dentro al cuore, una sensazione strana, che ti rallenta ma non ti ferma davvero.
E’ di nuovo un colpo di tosse della radio, quell’annuncio annunciato, quel suono che non ha musica. A fermarti. Per la prima volta da mesi. All’orizzonte li vedi, i compagni amici militanti disarmati candidati bravi allegri puliti; diversi. Che non hanno capito quel colpo di pistola alla radio. Che proveranno per settimane a spiegarlo a litigarci a difenderlo. Come gli altri, sempre compagni tuoi: amici, combattenti, bravi, puliti, disarmati che forse ti accuseranno di un colpo incomprensibile che hanno esploso anche loro, ma non tu. Li saluti tutti con la mano, gli uni e gli altri, ugualmente compagni; diversi. In piedi, radicale, per strada, li saluti. Ci pensi ancora un attimo. Un altro attimo. Un altro attimo. Un altro attimo. Poi riprendi il cammino. Per tornare a casa.

Quella mattina il sole ha deciso di rimanere freddo spettatore del tuo riposo. Della tua nonviolenza. E della tua certezza che resterai radicale. E sarai di nuovo in strada.
Dal giorno dopo, quando ricomincerà a piovere.

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One Comment
  1. «Meglio tardi che mai. Vendola ha annunciato finalmente di volere portare in discussione nel prossimo consiglio regionale la nomina del garante dei detenuti. Onde evitare il rischio di ulteriori slittamenti la nostra richiesta è che l’argomento sia inserito al primo punto dell’ordine del giorno», è quanto afferma il consigliere Maurizio Friolo (Pdl). «È un problema – continua Friolo – che ho più volte evidenziato nella sua grave criticità e per il quale mi sono battuto affinché giungesse al più presto a soluzione. Ora Vendola cita statistiche per evidenziare il problema del sovraffollamento nelle carceri pugliesi e la necessità di procedere con la nomina del garante dei detenuti. Evidentemente in questi anni non siamo stati creduti quando gli abbiamo detto esattamente le stesse cose. Lo abbiamo esortato e quasi supplicato in tutto questo tempo ma invano. Sono trascorsi ben cinque anni da quando la necessità di provvedere alla nomina del garante è stata sancita addirittura da una legge della Regione Puglia». «La giunta Vendola – prosegue – è stata completamente inadempiente. Prendiamo atto che ora si vuole finalmente porre fine alla vergognosa inerzia e Vendola sia certo che in Consiglio regionale il Pdl fornirà il proprio contributo costruttivo. Non ci attardiamo nel capire quale sia stato il motivo che ha sbloccato questa situazione così improvvisamente. Ci piace immaginare che sia il risultato dello sciopero della fame e della sete compiuto in questi giorni da Marco Pannella. Anche se ricordiamo che quando il leader radicale andò a Brindisi per esortare insieme al sindaco Domenico Mennitti la nomina urgente del garante il presidente Vendola rispose testualmente: «Il garante dei detenuti della Puglia chiesto da Pannella sarà prestissimo una realtà». «Era il 14 agosto del 2010 – conclude Friolo – ed erano trascorsi già quattro anni dal varo dell’apposita legge regionale».

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