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L’annullamento che fa morire

7 giugno 2013
invisibileEra già avvenuto due anni fa e di nuovo un bambino è morto in un’auto, “dimenticato” dal padre. Se ne parlerà un po’, poi silenzio fino al prossimo: rimozione, buco nero, tilt del cervello, corto circuito, falsa coscienza. Sono queste le parole di fior di psichiatri che brancolano nel buio, senza nemmeno riuscire a dare almeno un nome a ciò che ha determinato l’ennesima tragedia causata dalla malattia psichica, figurarsi occuparsene. Tranne uno: Massimo Fagioli, che l’ha scoperta e teorizzata, la chiama “pulsione di annullamento”: «Rendere inesistente l’altro, anzi, come se non fosse mai esistito». La pulsione di annullamento, che è violenza invisibile, può anche portare dunque alla morte di un altro essere umano. Perciò andrebbe meglio capito come sia legata alla malattia della mente, piuttosto che lanciarsi in ipotesi astratte che portino all’unico risultato di rimanere così, religiosamente e freudianamente impotenti di fronte alla comprensione e alla cura della pazzia, vista ancora oggi come una tara che si anniderebbe in ciascuno di noi. Come un peccato o una perversione originale.
© Paolo Izzo
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8 commenti
  1. grande Paolo. Sembri quasi un radicale. Sempre che questa definizione non ti offenda 🙂

  2. Grazie.
    Capita pure in politica e significa la cancellazione, in città, del pubblico privato che fa il lavoro che l’istituzione dice di voler fare e al momento che raggiungi l’obiettivo con sucesso e surplus, pena di non essere fetta politica di nessuno perché ti neghi a fare da carrozzone elletorale, il tuo unico possibile destino è la ghigliotina dallo spazio pubblico, con la giustificazione dei tagli nel sociale e nella cultura, fra altri..
    Blanca Briceno

  3. oggi ho letto che il padre del piccolo ha aperto un gruppo su fb per chiedere pedono alla moglie (che pare sia vicina al marito.. ) e per lanciare la proposta di legge che preveda l’installazione obbligatoria su tutti i veicoli di un dispositivo sonoro che avverta il conducente che scende dall’abitacolo della presenza di altre persone in auto, in particolare di bambini sui seggiolini….. bannando o cmq esortando i numerosi iscritti a non rispondere a chi ” lo critica”.
    Non entro nel merito e non aggiungo una parola di più al bell’articolo di Paolo Izzo.. ma mi domando .. invece di lanciare proposte di legge che parino il culo (scusate il liguaggio oxfordiano) a chi è un malato di mente e scambia un bambino, il PROPRIO FIGLIO per un ombrello, dimenticandose per OTTO ore in macchina facendolo cuocere al sole..(scusate la crudezza ma questo è stato..) perchè non lancia un appello del tipo : C’E’ QUALCUNO CHE POSSA CURARE LA MIA FATUITA’ , LA MIA ANAFETTIVITA’..LA MIA PAZZIA ? MAGARI SENZA FARMACI ..
    Forse il mio commento è un banale sfogo, ma se per un attimo penso a cosa abbia provato quel bimbo non solo fisicamente ma anche a livelli più profondi e forse da quando è venuto alla luce … inorridisco .. e rifiuto di far passare il messaggio che ”può capitare a chiunque , è lo stress ecc ”
    NO. punto Manco per niente Sei malato e te devi curà !!

  4. 2011 …
    grande Paolo !!

  5. L’ha ribloggato su lettEREtichee ha commentato:

    Oggi anche sul Messaggero

  6. Il primo autore che fece luce sulla psicodinamica della nevrosi ossessiva fu Freud. In “Introduzione alla psicoanalisi”, descrivendone il quadro clinico, la definisce in questo modo suggestivo: “ E’ questa certamente una pazza malattia. Credo che la più sbrigliata fantasia psichiatrica non sarebbe riuscita a costruire qualcosa di simile, e se non si potesse averla sott’occhio tutti i giorni nessuno si risolverebbe a crederci”. Naturalmente, tutte le malattie psichiche sono “pazze”, e Freud lo sapeva bene, ma con la sua originale definizione voleva riferirsi alla manifesta irrazionalità delle coazioni e/o ossessioni del paziente, nonché alla inutilità dei rituali ossessivi o della ruminazione mentale. Oltretutto, in un paziente con “ …un carattere tendenzialmente molto energico, spesso straordinariamente ostinato, e di regola intellettualmente dotato al di sopra della media” (ibid.).

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