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Il mio primo satyagraha

15 gennaio 2014

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Ho intrapreso uno sciopero della fame dalla mezzanotte del 14 gennaio, per unirmi alla battaglia nonviolenta di Marco Pannella e di decine di compagni Radicali a sostegno di una irrinviabile amnistia per la Repubblica. Sembra un disco rotto, che ripete sempre lo stesso requiem, e non posso augurarmi che la nostra ennesima iniziativa desti clamori da prima pagina, soprattutto in un Paese e con un Parlamento che lasciano disatteso persino il messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica, il quale, con un gesto rarissimo ed estremo nella Storia italiana, ha richiamato l’attenzione sul disastroso sistema giudiziario e penitenziario di casa nostra. Infatti, è proprio per aiutare Giorgio Napolitano, trattato e inascoltato come un Radicale qualunque, che la nostra azione questa volta è ripartita. E forse sarà di nuovo inutile, in uno Stato che, come un adolescente riottoso, si fa beffe persino di mamma Europa, che sui “trattamenti inumani e degradanti” delle carceri ha lanciato un ultimatum all’Italia che scadrà a maggio: non si può certo sperare che un satyagraha, anche se fosse il primo, faccia alcuna notizia! Eppure so che andrò avanti, come gli altri compagni Radicali, pur nel silenzio catacombale, innanzitutto affinché la mia umanità e la mia civiltà restino sveglie, mentre tutt’intorno una narcolessia etica sembra avviluppare il Belpaese e le sue istituzioni.

Paolo Izzo

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