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Fughe d’autunno

27 ottobre 2014

uruguayC’è qualcosa nell’aria, qualcosa di sudamericano. Un tempo, quando la nostra società o la nostra economia non funzionavano, ci si paragonava all’America latina. Oggi quel luogo comune non funziona più e, anzi, abbiamo forse trovato un continente dove fuggire, nel caso che in Italia si mettesse davvero male. Dall’Argentina, per esempio, arriva un signore vestito di bianco che pochi giorni orsono parlava di giustizia e diritti umani che sembrava quasi Pannella: no alla pena di morte, all’ergastolo, al carcere duro e alla custodia cautelare. E magari le sue parole avranno più fortuna di quelle del leader radicale, visto che da noi è più in voga ascoltare i papi che… i radicali, appunto. Su un altro fronte, quello dei diritti civili e sociali, ci si può spostare nel confinante Uruguay, dove in un paio d’anni l’aborto è stato depenalizzato, le coppie gay possono sposarsi e la marijuana è stata legalizzata: tutto grazie a un uomo che del suo stipendio da presidente ha tenuto per sé meno di un decimo e che parla di felicità e relazioni umane, mentre l’economia del suo Paese cresce di pari passo con le libertà. Ecco dunque dove possiamo tornare a emigrare, per ritrovare un pensiero più semplice e una speranza di democrazia… sempre che da quelle parti, nel frattempo, non nasca qualche Bossi, Fini o Maroni che cerchi in tutti i modi di ricacciarci indietro.

© Paolo Izzo

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