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Una “obiezione” a Papa Francesco

16 novembre 2014

papadapauraContrariamente a quanto affermato sabato scorso dal Papa, in Vaticano, di fronte a 7000 medici italiani cattolici, nel nostro Paese l’obiezione di coscienza non può essere definita né controcorrente né coraggiosa, almeno in tema di interruzione di gravidanza e di fecondazione assistita, visto che ancora non vi è alcuna legislazione in materia di eutanasia. Non controcorrente, perché basta pensare alle altissime percentuali di medici che obiettano in Italia, superando anche il 90% in regioni come il Molise e attestandosi mediamente sul 70%. Non coraggiosa, in quanto prevista e tutelata dalle leggi nn. 194/78 e 40/2004, cioé da quelle stesse norme che garantiscono e che dovrebbero tutelare le donne nella loro scelta di interrompere una gravidanza o di iniziarne una con l’aiuto della scienza.
Per essere davvero coraggiosi e controcorrente, piuttosto, i medici italiani che optano per l’obiezione di coscienza dovrebbero palesarsi, non solo in una affollata udienza papale, ma anche pubblicamente e in anticipo rispetto alla scelta delle donne di farne i “loro” medici e rispetto allo Stato, che è tenuto a riequilibrare la loro presenza nel servizio sanitario pubblico, di modo da poter garantire sempre – cioè anche per le donne, se non dispiace a Dio – l’applicazione delle leggi nn. 194/78 e 40/04.

Paolo Izzo

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