Skip to content

Uno Stato degradante

19 febbraio 2015

barchiesi carcereSe si ascolta Radio Radicale o se alla gente fosse consentito porre orecchio alle parole di molti esponenti radicali, due aggettivi risuonano in maniera costante, quasi ossessiva: inumane e degradanti. Sono riferiti alle condizioni (ma anche ai trattamenti) cui sono sottoposti i reclusi del nostro Paese: che siano i carcerati (e gli operatori penitenziari) che popolano le patrie galere, gli immigrati che affollano i CIE (quando ci arrivano vivi), o i Rom che sopravvivono in campi a loro dedicati, in nome di stati di emergenza creati ad hoc. Quelle due tremende parole, “coniate” dal Consiglio d’Europa quasi trent’anni fa, diedero origine a un apposito “Comitato per la Prevenzione della Tortura e delle Pene o Trattamenti inumani e degradanti” (CPT) e, in Paesi più avanzati del nostro, sono state il preludio per l’emanazione di leggi contro la tortura. Da noi no. E invano ci ha provato l’ex Presidente Napolitano con il suo messaggio alle Camere, rimasto inascoltato come un Radicale qualunque… Oggi quei due aggettivi risuonano ancor più agghiaccianti tra le celle del carcere di Opera, dove è sempre più chiaro come il nostro Stato “risolva” la tragicità omicida e suicida dei propri metodi di contenzione: innescando o agevolando la solita, violentissima “guerra tra poveri”. Anch’essa, appunto, inumana e degradante.

© Paolo Izzo

La vignetta è di Alessandro Barchiesi.

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: