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Famiglia cristiana

28 maggio 2015

barchiesivaticanoChe ci sia o non ci sia una qualche svolta laica, in Europa o nel mondo, da noi sono prevalentemente uomini in tonaca a commentarla. Come giustamente rilevava mercoledì scorso Massimo Bordin, nella sua preziosa rassegna stampa a Radio Radicale, sui media nostrani la notizia che in Irlanda siano state approvate le nozze gay grazie a un referendum popolare, è stata il viatico per un profluvio di reazioni episcopali e cardinalizie. Quasi senza contraddittorio e soprattutto senza il rispetto di una “par condicio” potremmo dire etica. Senza entrare nel merito di uno dei tanti temi che riguardano la insindacabile libertà di scelta degli esseri umani, come appunto quello del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ciò che preoccupa, ma non stupisce è che da noi al solito gruppo – monosessuale per statuto, celibe per vocazione e di fatto sterile per dogma – sia affidato il compito di analizzare e persino di decidere le nostre relazioni sessuali, affettive, private. Per contrappasso, dovremmo poter chiedere a lorsignori che, dato il forte calo demografico nel nostro Paese, si mettano una mano sulla coscienza, dismettano l’abito talare e comincino a metter su famiglia! Così poi parliamo di famiglia, ma almeno ad armi pari.

© Paolo Izzo, Radicale – Roma

(La vignetta è di Alessandro Barchiesi)

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