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Ai confini della realtà

16 giugno 2015

fantasmiHo sognato un piccolo assembramento di fantasmi: i lenzuoli che nascondevano le membra scarne erano argentati come la luna. E catarifrangenti come diamanti. Frusciavano al ritmo delle stesse onde che lambivano le pietre improvvisate a giaciglio di sfortuna. Ho sognato anche che quei fantasmi affamati rinunciavano al tozzo di pane che qualcuno, passando, offriva loro: nonviolenza e digiuno silenziosi, che materializzavano gandhiane memorie. Si sta come d’estate sugli scogli i migranti, avrebbe forse scritto il poeta. Ma poi ho sognato ancora. E stava già diventando un incubo. Una terra libera, fraterna, eguale li stava costringendo là, fruscianti fantasmi, perché non aveva saputo trasformare la loro semplice domanda in una speranza, sbattendola invece sulla pietra come un polpo. “Perché secondo voi siamo qui?”, si ostinavano a chiedere imperterriti quegli spettri neri e argentati. “E scusate se non siamo annegati”, dicevano alle orecchie sorde di gendarmi con il naso all’insù. “Siamo qui perché vogliamo solo passare, per cercare un posto dove ci sia umanità”, sussurravano alla fine, con l’ultimo fiato. Ma la voce degli ultimi si confonde sempre con il rumore delle onde, schiacciata da scogli d’odio. E qualcuno infatti, rispondendo alla Storia, se la caverà così: non li ho visti, non li ho sentiti.

@ Paolo Izzo, Radicale – Roma

(La foto è di Jean-Christophe Magnenet – AFP)

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