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Motu proprio

15 settembre 2015

papa scriveNella vicenda del pagamento dell’Imu anche da parte delle strutture religiose, la genuflessione preventiva delle istituzione nostrane – in particolare a Roma – allo Stato della Città del Vaticano, potrebbe non portare ai risultati sperati. E sui circa venti milioni di euro evasi soltanto nella Capitale (come riportato dal recente dossier/inchiesta del Consigliere capitolino Riccardo Magi e dei Radicali Roma) le gerarchie ecclesiastiche continuerebbero a fare ‘orecchie da mercante’ e a non pagare né le tasse, né tanto meno gli arretrati. Lo dimostra per esempio il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio che, interpellato dal “Corriere della Sera”, sostiene che il pontefice, nella sua sortita alla radio portoghese sui conventi-hotel, volesse riferirsi appunto al Portogallo e non all’Italia. Affinché dell’appello di papa Francesco non restino soltanto ‘parole, parole, parole’, sarà necessario dunque che egli stesso emani un ‘Motu proprio’ sull’argomento. Altrimenti i suoi continueranno – se Bergoglio conosce le canzoni di Mina, conoscerà anche questa espressione – a ‘fare i portoghesi’, peraltro con il lasciapassare, del tutto ingiustificato, del nostro Paese.

© Paolo Izzo, Radicale – Roma

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