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Sabato sera romano

13 novembre 2015

thumbHo sognato una festa di gonne svolazzanti e tintinnio di calici, la musica a pervadere i corpi che si sfioravano appena, spesso inchinandosi al cospetto di abiti di foggia lussuosa. L’odore di soldi invisibili frusciava nei saloni a sovrastare il brusio di voci che dicevano cose incomprensibili, in un linguaggio a me sconosciuto. La vista dal terrazzo mozzava il fiato, o forse era lo champagne: le luci di una città provata dalla settimana appena trascorsa arrivavano ovattate lassù, mentre in basso uomini formiche si agitavano in cerchio a inseguire svaghi a basso costo. Altri invitati erano affacciati con me a guardare in basso, ma senza vedere: su un altro schermo mentale stavano proiettando il bilancio della serata, che disegnava sui loro volti ghigni incerti. C’è stato un momento in cui, come a un segnale prestabilito, le nostre strade dovevano però dividersi: qualcuno si sarebbe trovato tra morbidezze e sospiri d’alto bordo, qualcun altro avrebbe formulato visioni, forse esagitato da chimiche evasioni. Prima di congedarmi da quello strano sogno, per tornare alla realtà reale, osservai i nostri ospiti sfilare verso l’uscita, o forse erano le loro stanze: a letto presto, che domani si canta messa, dissero.

© Paolo Izzo

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