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Donne

8 gennaio 2016

ccanova2La prima che incontro percorre a passo di marcia il perimetro di un cortile, rossa in faccia, e inveisce al vento. La rom ha un bimbo in braccio e un altro le arriverà dal pancione che ostenta, sorridendo sdentata. Una signora chiede scusa per il disordine e mostra il suo bagno appena ristrutturato. Quella muscolosa e tatuata fa “il” muratore, quella esile e austera fa la spesa e la porta a domicilio: la brasiliana ha imparato da loro a parlare italiano e lavora al caseificio. La vecchietta coi capelli argentati e la vestaglia rosa non cela un antico delitto, incastonato nello sguardo. La puttana ride forte, la tossica parla piano. Una si mette a gridare “ti amo”, perché l’ha raggiunta una voce di uomo, da fuori, da molto lontano. Un’altra si mette a piangere, senza un lamento. E poi c’è la signora con la divisa e occhiate per tutte, da sorella maggiore… Ma è l’ultima donna la più indecifrabile; quelle immagini si sono mischiate nelle sue pupille, ne conosce le storie, vive dentro ma fuori: è la direttrice. Uscendo dal carcere, con i compagni Radicali, penso a quelli che dicono “buttare la chiave” e mi torna in mente un verso di Vasco Rossi: “Sorridete. Gli spari sopra, sono per noi”.

© Paolo Izzo

(Nell’immagine la Venere italica di Antonio Canova)

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