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Quella sanzione che “peccatizza” le donne

1 marzo 2016

vietatoUn tempo si diceva “prima le donne e i bambini”, quando si trattava di salvare vite, ma oggi siamo all’opposto: ultime le donne e anche i bambini, visto come è andata con la “stepchild adoption”, che altro non sarebbe se non ridare un genitore a un orfano. Con il decreto sulle depenalizzazioni, intanto, è stata aumentata vertiginosamente la sanzione amministrativa per le donne che ricorrano illegalmente a un aborto: la legge 194/1978 prevedeva una multa simbolica (100mila lire), perché essa doveva agevolare la denuncia della illegalità o il ricorso al pronto soccorso in caso di complicazioni, ma oggi quella sanzione è stata elevata a 5-10mila euro. Il che significa che la risposta delle istituzioni alla recrudescenza degli aborti “clandestini” (negata dal ministero della Salute, ma confermata dalle associazioni) è di nuovo e sempre a scapito delle donne. Al posto di applicare come si dovrebbe la legge 194 e di sanzionare quel 35% di strutture sanitarie che non la rispettano, al posto di porre un freno alla obiezione di coscienza che ha assunto percentuali inquietanti o di rendere meno impervio il ricorso all’aborto farmacologico, il Governo ha come unica soluzione quella di “peccatizzare” ulteriormente le donne, che sempre meno si fideranno di uno Stato che del diritto e della loro libertà di scelta fa continuamente strame.

© Paolo Izzo

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