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Baciamo le pile

30 marzo 2016

tronca-papaNella vicenda delle processioni religiose che rendono omaggio ai boss della mafia, inchinandosi sotto casa loro o deviando il percorso stabilito dalle autorità, come è avvenuto stavolta a San Michele di Ganzaria (CT), ci sono alcuni aspetti che non vengono sottolineati con lo stesso sdegno riservato all’atto in sé. Intanto ci sarebbe da chiedersi come mai tante persone, conosciute e riconosciute come affiliate al clan di turno, siano ancora a piede libero, nonostante di loro apparentemente si conoscano vita… e miracoli. Secondo poi, la commistione tra Chiesa e mafie, proprio come quella tra Stato e mafie, non è affatto una novità e perciò i reciproci inchini, silenziosi e omertosi, non dovrebbero stupire. Anche il Papa, quando un anno fa ha esecrato la presenza di mafiosi nella comunità ecclesiale, di fatto l’ha finalmente rilevata. Ma c’è un’ultima assonanza che andrebbe colta: come non notare che – a livello nazionale – le varie marce per la vita (degli embrioni) o le giornate per la famiglia (tradizionale) sono processioni di altri affiliati che si inchinano ad altri “don”, per segnalare la loro devozione al clan? Da baciare le mani a baciare le pile il passo è davvero breve.

© Paolo Izzo, Radicale

(l’immagine è di Mauro Biani per “il manifesto”)

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