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“Non lo fo per piacer mio”…

15 settembre 2016

camicia-dioCome chi lancia il sasso e nasconde la mano, Beatrice Lorenzin ha ritirato la campagna pubblicitaria che accompagnava l’annuncio del Fertility Day del prossimo 22 settembre. Di fronte a una vera insurrezione contro quegli infelici slogan, perlopiù diretti alle donne sebbene l’infertilità sia faccenda anche molto maschile, la ministra della Salute non poteva continuare a offendere un po’ tutti. Resta, però, il senso profondamente discriminatorio di una giornata celebrativa del “prestigio” della maternità, che soffre il solito disturbo bipolare di pensare a una fertilità come “bene comune” e poi di impedirla con leggi 40 varie e reati universali ipotizzati contro la “gestazione per altri”. Per non parlare dell’implicito controllo delle nostre vite, della nostra intimità, fin dentro le lenzuola. Come è prevedibile, a Lorenzin arriva il soccorso in tonaca della Cei e “Avvenire” scrive testualmente (15 settembre): «la maternità deve tornare a qualificare l’identità femminile». Ecco la donna, per lorsignori: in cucina o a cambiare pannolini, poi una tantum, sotto stretto controllo di vescovi e impiegati ministeriali, in camera da letto a recitare “non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”. E alla patria.

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