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Quella violenza invisibile sulle donne

24 ottobre 2016

ccanova2Nel Paese dei Family e dei Fertility Days, siamo criminalmente assuefatti all’idea che intere regioni, città e strutture sanitarie abbiano percentuali talmente elevate, se non totali, di obiettori di coscienza, da non poter garantire il rispetto della legge 194. Rimane questa l’unica vera questione, che si tratti di Catania, dove una donna in gravidanza è morta dopo sofferenze atroci, malgrado gli ispettori ministeriali abbiano scagionato i medici, o di Bari, dove un’altra donna, dopo aver abortito, ha ricevuto dall’ospedale una lettera che le intimava di non farlo mai più e poco ci mancava che recasse in calce: “Gesù ti guarda!”. Purtroppo, persino negli articoli e commenti più laici che hanno raccontato quelle storie, qua e là si trovava la parola “bambino”, anche se non c’era ancora nessun bambino, ma solo donne incinte. Siamo così assuefatti, che continuiamo a leggere senza sobbalzare un enorme ossimoro culturale, prima che lessicale: “nato morto” (come si muore senza nascere?). Che fa il paio con quel famigerato monito sulle sigarette: “il fumo può uccidere il bimbo nel grembo materno”. Cioè: il fumo è più innocente di una donna che ricorra all’IVG. Perché nel suo ventre c’era un “bimbo”! Quindi, piuttosto che “perderli” o “ucciderli”, che muoiano le donne, vivaddio.

© Paolo Izzo, Radicale – Roma

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