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Tempi di guerra a Gorino

25 ottobre 2016
img_2901L’esercito era interamente impegnato sul fronte meridionale, così i cittadini si riunirono e decisero rapidamente: avrebbero costruito una barricata sulla via di accesso al paese. Dovevano difendersi, pur consapevoli che l’invasione sembrava inarrestabile. I nemici arrivavano da tutte le parti, soprattutto via mare e alcuni di loro, presi dalla foga dell’assalto, si suicidavano annegando. Ma niente fermava quella massa: i selvaggi si sparpagliavano nelle città, si insediavano nei posti di lavoro più ambiti, disturbavano la placida calma degli abitanti autoctoni con un linguaggio sconosciuto e guardavano con insistenza le loro donne, sicuramente con l’intenzione di violentarle. Dalla televisione avevano saputo che, benché arrivassero disarmati, i nemici sapevano organizzarsi per progettare eclatanti attentati, fingendo di riunirsi per professare un’altra religione. Dovevano fermarli assolutamente perché ormai stavano arrivando anche da loro. E così, in poco tempo, innalzarono un muro in mezzo alla strada principale e quelli che avevano un fucile da caccia si appostarono sui terrazzi. La tensione era altissima, ma poterono presto sfogarla con grida liberatorie, allorquando il pullman che trasportava i nemici fu costretto a fermarsi. Ne discesero dodici donne e otto bambini.

© Paolo Izzo
n.b. la vignetta è di Mauro Biani (il manifesto)

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