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Bullismo religioso e “stile” mafioso

30 aprile 2017

bullismoAvrebbe meritato maggiore spazio sui media un caso di bullismo, forse il primo a sfondo “religioso”, di cui è stato vittima un diciassettenne a Catania. Un suo post critico di inizio anno sulla processione di sant’Agata, patrona della città, ha scatenato prima insulti e minacce gravi, che lo hanno costretto in casa per settimane, poi addirittura un pestaggio in piena regola, non appena il giovane si è concesso una passeggiata in centro. L’UAAR del capoluogo etneo ha annunciato l’apertura di uno “Sportello laico per i giovani e la scuola”: un chiaro segnale che quell’atto violento di “bullismo religioso” ha radici ben più profonde, addirittura nell’istruzione pubblica dove, per dirne una, l’offerta alternativa all’ora di religione si deve cercare con il lumicino. Personalmente, l’intera vicenda mi ricorda gli inchini sotto le case dei boss durante le processioni: quell’odioso connubio tra mafia e religione, che le mostra così affini nella loro ingerenza nella vita quotidiana, purtroppo spesso sotto gli occhi ciechi e l’omertà delle istituzioni cosiddette civili e laiche. Da baciare le pile a baciare le mani, il passo è pericolosamente breve.

© Paolo Izzo

(L’immagine è tratta dal sito de “la Repubblica”)

repubblica030517

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