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Sono i tempi della “postitica”

5 giugno 2017

socialbLa sempre crescente diffusione e l’uso smodato dei social network ci hanno ormai abituati alla frenesia di comunicare la propria opinione, su qualsivoglia argomento, da cui in pochi sembrano essere immuni. Pur di dire qualcosa e pur di dirlo con la massima urgenza, gli internauti popolano la rete con dichiarazioni spesso sgrammaticate, mancanti ovvero ridondanti di punteggiatura e di maiuscole, che a loro volta possono generare sequele di commenti altrettanto frettolosi e scomposti, accompagnati da faccine che sintetizzano ancor più velocemente gli stati d’animo. Qualcuno, dopo quell’impulso irresistibile, torna sui suoi passi, modifica il tono o il testo del suo messaggio, magari lo cancella o chiede scusa. Apparentemente senza conseguenze effettive né reale dibattito, perché siamo tutti già pronti per il prossimo annuncio perentorio. Ciò che crea il maggiore imbarazzo, quasi intestinale, è quando quel morbo autoimmune contagia la politica, che diventa perciò “postitica”, diffondendo il virus in tutti i media, oramai ghiotti di post e tweet che sembrano scritti da adolescenti in preda a sconquassi ormonali e invece recano la firma di qualche senatore o deputato della nostra repubblica.

© Paolo Izzo

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