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Stato di diritto o Stato mafioso?

7 giugno 2017

Cassazione-Esterno-2-ImcHa scatenato un putiferio la sentenza con cui la Cassazione respinge la decisione di non concedere a Riina gli arresti domiciliari, presa dai giudici del Tribunale di sorveglianza di Bologna, che a loro volta rispondevano al legale del mafioso, oggi 86enne e da 24 anni in regime di 41bis, che ne chiedeva la scarcerazione perché malato e prossimo alla morte. Tuttavia, l’orrore che in tanti hanno provato nell’immaginare il feroce criminale morire a casa sua e non in carcere, è anche il risultato di come è stata data la notizia, forse per sciatteria o per voluta disinformazione. Massimo Bordin è tra i pochi che, dai microfoni di Radio Radicale e sul Foglio, ha precisato come stiano veramente le cose: «La Cassazione ha annullato la decisione ma – ecco il punto – rinviandola ai giudici bolognesi per “difetto di motivazione”. Vuol dire che dovranno scriverla meglio. La Cassazione spiega che la pericolosità da sola non basta come argomento, scrive che esiste per tutti, anche per i peggiori dunque, il “diritto a una morte dignitosa”». A margine della vicenda, vorrei aggiungere la mia modesta opinione: la Cassazione ci aiuta a pensare che l’alternativa è tra uno Stato che tortura, che grida vendetta e che arriva a uccidere senza pietà e uno Stato di diritto. In parole povere: o siamo come i peggiori criminali o siamo diversi.

© Paolo Izzo

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