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Caro babbo natale

11 dicembre 2017

forziereQuest’anno, nella mia letterina a babbo natale, tornerò a chiedere che venga sanato il debito nei confronti del fisco italiano contratto negli anni dai cosiddetti “alberghi religiosi”, che per le feste incasseranno pure considerevoli somme. In virtù della promiscuità abitativo-confessionale, molti di essi infatti continuano a non pagare Imu, Tasi, Tarsi (e talvolta neanche Ires), con una evasione che nella sola Capitale è stimata in venti milioni di euro e con ingenti danni al nostro erario, come puntualmente ha rilevato la Corte dei conti negli anni passati. Basterebbe che Papa Bergoglio, come gli scrivo da tempo, emanasse un “motu proprio” per obbligare le strutture di proprietà del Vaticano a pagare le tasse italiane, proprio come fanno o dovrebbero fare gli albergatori autoctoni. A tal uopo, nelle casse d’Oltretevere, dai Patti Lateranensi del 1929 a oggi, dovrebbe essersi accumulato un tesoro non indifferente, visto che l’esborso annuo del nostro Stato verso l’enclave vaticana attualmente supera i sei miliardi di euro. Se daranno a Cesare quel che è di Cesare, non dovrebbero rimanere così poveri con quel che sarebbe di Dio.

© Paolo Izzo, Radicale – Roma

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