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La politica che non mangia

15 febbraio 2018

ritaFatte salve rare eccezioni, che perciò spiccano come oasi nel deserto, un ostinato silenzio dei media sta accompagnando lo sciopero della fame di Rita Bernardini, giunta ormai alla quarta settimana di astensione dal cibo. La dirigente del Partito Radicale non ambisce a comode poltrone o a scranni in Parlamento, visto che non è neanche candidata alle prossime elezioni, ma con la sua faticosa iniziativa scandisce un tempo che sta per scadere proprio in vista dell’appuntamento elettorale: è il tempo della riforma dell’ordinamento penitenziario, attesa da anni e che continua ad aspettare in extremis l’ultimo via libera del Consiglio dei ministri. Bernardini con il suo digiuno avverte che si rischia di non farcela e, con lei, gridano inascoltati quasi diecimila detenuti, cioè i “cattivi” che accompagnano una buona causa, peraltro con radicale nonviolenza, privandosi del cibo o di altre possibilità di conforto, già così rare nei luoghi di detenzione. Per elettoralistica prudenza e convenienza, l’altra politica continua a… mangiare e a tacere, sia quella a favore, sia quella contraria alla riforma delle carceri. Che almeno l’informazione possa uscire da un surreale silenzio, si può ancora sperarlo?

© Paolo Izzo

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