Anche quest’anno, con altri compagni radicali e laici, destinerò l’8xmille all’Unione delle Chiese metodiste e valdesi, pur non professando la loro religione, né alcun altro culto in genere. Innanzitutto perché i Valdesi non impiegano nemmeno un euro dei fondi percepiti per opere di culto, bensì li utilizzano per fini sociali: in particolare quest’anno sarà dedicato a progetti atti a contrastare la violenza sulle donne. Secondo poi, la scelta rappresenta anche simbolicamente un’antica battaglia (oggetto infatti di uno dei prossimi sei referendum radicali) contro l’iniqua ripartizione dei fondi derivanti dai contribuenti che non esprimono alcuna scelta e che vedono redistribuire l’8xmille proporzionalmente a quelli che sono i presunti fedeli religiosi di ciascuna dottrina dominante (Valdesi esclusi, sic!): donde la maggior parte di quella somma (circa il 90%) va ovviamente ad arricchire le già pasciute casse dello Stato della Città del Vaticano, con la genuflessa complicità dello Stato italiano, che non fa alcuna pubblicità per la destinazione dell’8xmille alle sue casse, proprio per non contrastare il primato assoluto della Chiesa cattolica in tal senso.
© Paolo Izzo
Forse nessuno sa che alle prossime elezioni comunali di Roma sono candidati anche dei Radicali. Invece sarebbe una informazione da dare, questa, per una volta. Sono ben sette e corrono nelle file della Lista civica per Marino sindaco: Riccardo Magi per il Consiglio comunale e altri sei, compreso il sottoscritto, sparsi nei municipi. Fatta salva la candidatura di Bonino alle Regionali 2010, che si sa bene come non sia stata veramente appoggiata dai vertici del centrosinistra, negli ultimi anni è stato tutto un “escludere” i pericolosi Radicali dalla competizione elettorale. Li ha esclusi Zingaretti dalle Regionali, nonostante fosse merito proprio dei Radicali la caduta della giunta Polverini; li ha esclusi Bersani dalle Politiche perché, disse, voleva fare una legislatura “tranquilla” (sic!). Oggi, se non altro, Ignazio Marino ha mostrato di avere il coraggio di rischiare. Rischiare la legalità, la trasparenza e la infaticabile lotta per i diritti civili che i Radicali potrebbero portare persino in Comune: quasi come prendere un treno senza biglietto, portandosi il controllore da casa. Con la temibile eventualità che Roma Capitale possa diventare davvero una casa “comune” per i suoi cittadini e non il club esclusivo che è stato fino a oggi.
© Paolo Izzo
candidato radicale
nella Lista civica Marino
al primo municipio di Roma
Che il nuovo papa, prima o poi, avrebbe cominciato a fare il papa, lanciando il suo primo benedetto anatema, lo abbiamo sospettato ogni volta che diceva buongiorno e buonasera. Non può essere altrimenti, perché “altrimenti” è parola laica. Persino che ciò sarebbe avvenuto in un’occasione speciale, era prevedibile. E infatti, in una domenica di festa (della mamma), di commemorazione (di Giorgiana Masi, uccisa nel 1977) e di anniversario (del referendum sul divorzio, vinto nel 1974), il papa si è espresso dalla finestra del suo Stato straniero: rispetto per la vita umana sin dal concepimento e tutela giuridica dell’embrione! Non si può dire che sia roba da Medioevo, perché allora nemmeno si sapeva cosa fosse un embrione, ma i secoli bui sembravano tornati lo stesso a vedere quei trentamila pre-life che il papa stava benedicendo mentre essi manifestavano contro le donne. Soprattutto quelle libere, soprattutto quelle che scelgono di essere madri o no, di quando esserlo e di quando no: erano contro quelle donne gli anatemi, i feti crocifissi, i sorrisi ebefrenici dei pre-life (o post-life, all’occasione), che così riecheggiavano il papa-pensiero: nessun rispetto per la donna che abortisce, nessun rispetto per la legge dello Stato italiano che glielo consente. “Buongiorno” Francesco.
© Paolo Izzo
La forza delle battaglie radicali, qualche volta, ha bisogno di anni per esprimersi pienamente e per riportare una conseguente, giusta vittoria. Ci vogliono vitalità e resistenza, perciò. E il leader Marco Pannella ne ha da vendere. Di tutte e due. Nel 2010, per fare un esempio, dopo la candidatura di Emma Bonino alle elezioni regionali del Lazio, i radicali denunciarono l’Agcom per la mancata presenza di loro esponenti nelle trasmissioni Rai, in violazione della pluralità di informazione che andrebbe garantita dall’Authority stessa. La quale, al contrario, ha tentato per tre anni di archiviare il “caso Pannella”. E ogni volta il leone radicale ha ruggito con un ricorso. L’ultimo in ordine di tempo, forse il più significativo, è quello rivolto al Tar del Lazio, che qualche giorno fa lo ha accolto, ordinando ad Agcom di rivalutare quell’antico esposto radicale entro trenta giorni, pena l’invio di un commissario da parte dei giudici amministrativi. Ora, anche la carta stampata dovrebbe ben fornire almeno l’informazione sull’ennesima estenuante rivolta radicale in corso… O dobbiamo mandarvi Pannella in persona?© Paolo Izzo
E così il sindaco Gianni Alemanno si ricorda degli utenti del sito di Roma Capitale. Prima facendo direttamente campagna elettorale e comunicando nella homepage che 376mila famiglie romane sarebbero esentate dall’Imu: in realtà una non-notizia, perché non si tratta di un provvedimento già varato, bensì di una dichiarazione di intenti. Poi, sempre dal sito istituzionale del Comune, Alemanno scrive ai “suoi” utenti (e non succedeva da mesi!) per lanciare in extremis la “prima consultazione popolare online” con cui chiede ai cittadini un parere su riscossione tasse ed Equitalia. E quelli che non hanno risposto alla prima chiamata, vengono pure sollecitati da una seconda e-mail! Qualcuno può spiegare al primo cittadino uscente che il Comune non è suo, altrimenti non si chiamerebbe “Comune”? E che gli utenti non si sono registrati al sito di Roma Capitale per ricevere le promesse elettorali di Alemanno, ma semmai il mantenimento delle sue promesse di cinque anni fa?
© Paolo Izzo
Ho avuto la fortuna, insieme a centinaia di persone, di partecipare alle tre Giornate della Laicità di Reggio Emilia che si sono concluse domenica. Tanti relatori autorevoli hanno declinato, con bravura e sapienza, temi importanti, “sensibili”: dai progressi della scienza medica al potere secolare del Vaticano, dalla fecondazione al testamento biologico, dai rapporti tra media potere e religioni alle coppie di fatto, dal confronto con gli altri Paesi europei alla ricerca sulle staminali. Diritti civili e laicità, insomma, legati da quello che, felicemente, era il titolo della relazione introduttiva (e di un libro) di Stefano Rodotà: “Il diritto di avere diritti”. A essere giornalisti, ci sarebbe stato da scrivere un articolo per ognuno dei 17 incontri. Invece qualcosa s’è detto solo di Rodotà e della sua Lectio, per ovvi motivi legati all’imminente elezione del capo dello Stato. Certo, si dirà, c’era ben altro di cui scrivere in questi giorni concitati. Ma a guardare meglio, di fronte al “benaltrismo”, uno pensa sempre: ma con tutti i giornali e le pagine di giornale, i presidenti deputati senatori ministri consiglieri che ci sono, possibile che tutti ma proprio tutti si debbano occupare contemporaneamente solo di questo “benaltro”?
Non si riesce davvero a capacitarsi di quanto la Sinistra di Palazzo si allontani dalla… strada. Sembra di assistere al fragoroso distacco di quegli enormi blocchi di ghiaccio dall’azzurro Perito Moreno della Patagonia. Rumore stridente di lacerazione, crollo, frantumazione, galleggiamento nell’oceano antistante. Questo sembra, il Palazzo, soprattutto la sua parte sana, quella cosiddetta di sinistra, mentre lascia il fiume di persone che lo hanno votato. E noi, ingenui, che a milioni avevamo sperato possibile l’elezione chi di Emma Bonino, chi di Stefano Rodotà. E poi invece ci è stato proposto Franco Marini e ancora riproposto Romano Prodi. Come se fossero il nuovo, come se fossero una speranza di cambiamento. E la sensazione è che non fosse e non sia vero per niente. E la sensazione è che avevamo ragione noi: una donna eccezionale, per noi più radicali; o un impeccabile giurista, per gli altri. E oggi restiamo, assiderati, sulla nostra terra, ancorati a questo nostro Paese, proprio come quel fiume di ghiaccio blu alla Fine del mondo tra le sue montagne. Con l’unica, amara rivalsa che alla deriva ci andrà, ancora una volta, la nostra Sinistra.




