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Bullismo religioso e “stile” mafioso

bullismoAvrebbe meritato maggiore spazio sui media un caso di bullismo, forse il primo a sfondo “religioso”, di cui è stato vittima un diciassettenne a Catania. Un suo post critico di inizio anno sulla processione di sant’Agata, patrona della città, ha scatenato prima insulti e minacce gravi, che lo hanno costretto in casa per settimane, poi addirittura un pestaggio in piena regola, non appena il giovane si è concesso una passeggiata in centro. L’UAAR del capoluogo etneo ha annunciato l’apertura di uno “Sportello laico per i giovani e la scuola”: un chiaro segnale che quell’atto violento di “bullismo religioso” ha radici ben più profonde, addirittura nell’istruzione pubblica dove, per dirne una, l’offerta alternativa all’ora di religione si deve cercare con il lumicino. Personalmente, l’intera vicenda mi ricorda gli inchini sotto le case dei boss durante le processioni: quell’odioso connubio tra mafia e religione, che le mostra così affini nella loro ingerenza nella vita quotidiana, purtroppo spesso sotto gli occhi ciechi e l’omertà delle istituzioni cosiddette civili e laiche. Da baciare le pile a baciare le mani, il passo è pericolosamente breve.

© Paolo Izzo

(L’immagine è tratta dal sito de “la Repubblica”)

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Baciapile a 5 stelle e Partito Radicale

matita nel pugnoIl modo in cui Beppe Grillo ha sferrato il suo attacco ai radicali e alle loro battaglie, si potrebbe rubricare nel lungo elenco di volgarità a cui il leader del M5S ci ha abituati. Tuttavia, almeno due considerazioni sono da farsi. La prima è che risulta evidente come il contrapporsi di Grillo a quella minoranza di paladini dei diritti umani e civili sia la sua personale trovata per sacrificare un agnello elettorale sull’altare del Voto cattolico; ciò confermando quanto la libertà di scelta gli sia invisa, poiché considera addirittura delle “disgrazie” le conquiste di iniziativa politica e popolare che noi tutti abbiamo conseguito grazie ai radicali. Questi ultimi, d’altro canto, soprattutto quelli che nel tempo hanno ammiccato al M5S, dovrebbero sfruttare il momento clerical-reazionario grillino, impegnandosi a far sopravvivere quel Partito Radicale che oggi (se non raggiunge 3000 iscritti) rischia di chiudere, pur essendo rimasto forse l’unico baluardo a difesa della libertà di scelta, di pensiero e di espressione, sempre in nome del diritto e dei diritti. Se ciò avverrà faremo una bella festa, magari intitolandola –  per rimanere nel suo stile – “Vaffa Grillo Day”.

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Il muro di Ostia

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Giù le mani dalle donne

IMG_3890La notizia sembra provenire da un altro mondo o da un altro Paese, per esempio la Francia, dove il farmaco è già disponibile da quasi trent’anni: la somministrazione della “pillola Ru486”, con cui è possibile interrompere una gravidanza senza ricorrere alla chirurgia, sarà consentita anche nei consultori e negli ambulatori di alcune regioni, come Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. Ovviamente i nostrani “pre-life”, vicariato di Roma in testa, sono immediatamente scesi sul piede di guerra, con anatemi e ricorsi al Tar, perché non possono proprio tollerare che le donne esercitino la loro libertà di scelta senza soffrire almeno un po’ e senza subire il giudizio paternalistico di persone estranee alla loro vita. Già da quando è stata consentita una maggiore accessibilità alla contraccezione di emergenza, come le pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo, gli aborti in Italia sono diminuiti sensibilmente. Tra poco tempo le donne che volessero o dovessero ricorrere a una interruzione della gravidanza, forse potranno farlo senza sorbirsi le violenze psicologiche di preti e obiettori ma, soprattutto, senza che nessuno le tocchi fisicamente. 

© Paolo Izzo, Radicale

La Giustizia risorga a Pasqua

amnistiaLentezza dei processi e condizioni critiche delle carceri sono tormentoni ricorrenti quando si parla del nostro sistema giudiziario, anche se non sembrano interessare più di tanto chi non sia coinvolto direttamente in un processo o condannato a una pena detentiva. Tuttavia, approfondendo la questione da un punto di vista economico, si saprebbe che in particolare quei due elementi gravano sui portafogli di tutti: l’irragionevole durata dei procedimenti penali e civili porta a un onere stimato nell’1 percento del PIL, mentre le patrie galere costano quasi tre miliardi di euro all’anno, portando a risultati di rieducazione scarsissimi, visto che siamo tra i Paesi con la più alta recidiva, e rappresentando, a detta dello stesso ministro della Giustizia Orlando, strutture di fatto “criminogene”. Un necessario punto di ri-partenza, insieme a una strutturale riforma della Giustizia, sarebbe quel decreto di amnistia e indulto – strumenti pur previsti dalla nostra Costituzione, ma quasi abbandonati dalle istituzioni – che il Partito Radicale continua a invocare. Il prossimo appuntamento è la Marcia per l’amnistia indetta a Roma nel giorno di Pasqua, a cui personalmente parteciperò con la speranza di una resurrezione (laica) dello Stato di diritto.

Segnali di vita

eegIl nostro Stato vegetativo, anche laddove il Parlamento dovesse decidersi ad approvare una legge sul testamento biologico, sarebbe comunque tra gli ultimi Paesi europei a riprendere coscienza sul fine vita. Su questo tema, l’encefalogramma italo-vaticano ha subito intensi ma brevi sussulti soltanto nelle vicende di Coscioni, Welby, Englaro, Antoniani, dove in tanti si dichiaravano pronti a soccorrere il morituro consapevole, forzandone alimentazione e idratazione oppure pagando la corrente di respiratori artificiali o di altri macchinari in grado di prolungarne una specie di vita, ma anche sofferenze a lui insopportabili. Tuttavia, non risulta che le stesse schiere di sostenitori della “non morte” si siano ritrovate a manifestare la loro granitica pietà e la loro coscienziosa obiezione fuori dalle carceri italiane dove, solo nei primi tre mesi del 2017, si sono consumati almeno dieci suicidi… assistiti dallo Stato. In mezzo c’è forse la libertà di scegliere: ai primi deve essere negata e quindi si vorrebbe costringerli a vivere; agli “ultimi” qualsiasi diritto è già negato in partenza e allora possono anche morire.

© Paolo Izzo

Mimose nei cannoni

vietatoSe fossi donna, potrebbe succedermi di affrontare, anche una sola volta nella vita, l’esperienza di una gravidanza indesiderata. Se fossi donna e decidessi di abortire, mi arriverebbero i giudizi o gli insulti di una banda di uomini vestiti di tonache ora nere, ora bianche, ora viola, che per voto non si “accompagnano con donne” e che per genere non possono affrontare una gravidanza, né una sua interruzione. Troppo spesso incontrerei persone in camice bianco, coscienziosamente genuflesse a quegli altri, che mi negano la contraccezione di emergenza o l’aborto farmacologico e che si oppongono alla mia scelta, impedendola. Se fossi donna, mi rivolgerei preventivamente a un avvocato per querelare chi mi diffama, accusandomi di omicidio, soltanto perché voglio decidere della mia vita con consapevolezza e osservando la legge del Paese in cui vivo. E denuncerei sia chi, da un altro Stato, si permette un’aggressione simile, sia chi, nel mio Stato, si permette di prevaricare, ledendo il diritto di essere donna: liberamente. Combattere perché questa guerra alle donne finisca, non solo per un giorno ma per sempre, posso farlo anche da uomo.

Paolo Izzo, Radicale