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E venne il Fertility Day

fertility-day-copulaLe rotative erano già pronte per stampare migliaia di manifesti littori dove floride ragazze strizzavano stracci o asciugavano piatti e con sguardo ammiccante lasciavano intendere che il momento era giunto. Nelle case delle cittadine più giovani arrivava in dono un severo monito in forma di clessidra e tutte improvvisamente capirono, mentre le loro madri sorridevano complici e consapevoli che di lì a pochi mesi il focolare le avrebbe viste nonne. Uomini di ogni età lasciarono gli uffici, spegnendo le ultime sigarette con sorrisetti compiaciuti, pronti a servire la patria con i loro girini pigri che, però, si sarebbero fatti veloci come Achille e Mercurio in occasione del sommo giorno. Le strade si svuotarono, i negozi abbassarono le saracinesche e le banche sospesero per ventiquattro ore di assillare i debitori per mutui e fidi sconfinati. Le aziende prepararono risme di lettere di assunzione e nelle caserme e nei nidi si progettarono imponenti ampliamenti perché non si giungesse impreparati al tempo in cui i frutti sarebbero maturati. Silenziosi laboratori procedettero alacremente per selezionare e depositare molteplici donazioni nei grembi di puerpere volontarie che, pur essendosi impegnate, non avevano conosciuto in tempo gli uomini giusti per dare un senso alla loro femminilità. Tutte le altre donne, che per età o volontà o natura, non erano pronte, furono condotte nelle chiese e nei conventi a meditare su cosa avessero sbagliato, affinché le loro lacrime non turbassero la grande festa. Le straniere immigrate furono lasciate nei centri di detenzione. E venne il Fertility Day.

A proposito di sete e di pace

pannella-dalai-lamaÈ passata in sordina la notizia che alla tre giorni di Assisi, fra gli oltre 500 leader religiosi presenti all’incontro “Sete di pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, non ci fosse il Dalai Lama, che è anche premio Nobel per la Pace! Benché nel 1986 fosse seduto accanto a papa Wojtyla per una iniziativa che aveva lo stesso “spirito”, il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, così motiva il mancato invito: «Non ha mai avuto rapporti con la nostra Comunità. Ma comunque manca sempre qualcuno. Invitare tutti significherebbe deturpare Assisi». Qualcuno potrebbe malignare che si sacrificano i 15 milioni di fedeli del Dalai Lama per non turbare la più popolosa Cina: di recente un deputato che ha provato a invitarlo a Taiwan, si è sentito rispondere da Pechino che il Dalai Lama «è un lupo vestito da monaco che, con la sua cricca di indipendentisti e di terroristi, cerca di destabilizzare la Cina e staccarne il Tibet. Ma noi non resteremo a guardare: chiunque lo sostenga e’ un nostro nemico». A proposito di pace, come a Sant’Egidio, forse in Cina pensano che il Dalai Lama possa “deturpare” anche il Tibet… ma a noi nonviolenti, per fortuna, resta la memoria di Marco Pannella che spiegava come il leader buddista si fosse “con-vinto”, anche grazie alla loro amicizia, a volere un Tibet libero, ma non separato politicamente dalla Cina. Anzi, “le” Cine.

“Non lo fo per piacer mio”…

camicia-dioCome chi lancia il sasso e nasconde la mano, Beatrice Lorenzin ha ritirato la campagna pubblicitaria che accompagnava l’annuncio del Fertility Day del prossimo 22 settembre. Di fronte a una vera insurrezione contro quegli infelici slogan, perlopiù diretti alle donne sebbene l’infertilità sia faccenda anche molto maschile, la ministra della Salute non poteva continuare a offendere un po’ tutti. Resta, però, il senso profondamente discriminatorio di una giornata celebrativa del “prestigio” della maternità, che soffre il solito disturbo bipolare di pensare a una fertilità come “bene comune” e poi di impedirla con leggi 40 varie e reati universali ipotizzati contro la “gestazione per altri”. Per non parlare dell’implicito controllo delle nostre vite, della nostra intimità, fin dentro le lenzuola. Come è prevedibile, a Lorenzin arriva il soccorso in tonaca della Cei e “Avvenire” scrive testualmente (15 settembre): «la maternità deve tornare a qualificare l’identità femminile». Ecco la donna, per lorsignori: in cucina o a cambiare pannolini, poi una tantum, sotto stretto controllo di vescovi e impiegati ministeriali, in camera da letto a recitare “non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”. E alla patria.

Con il ministero tra le lenzuola

spermatozooNelle camere da letto degli italiani, già affollate di vescovi, è arrivata una nuova tipologia di voyeur: quel funzionario del ministero della Salute che dovrà controllare il buono (e unico) esito dei rapporti sessuali delle (sole) coppie feconde. Tuttavia voglio essere ottimista. Voglio credere che entro il 22 settembre, data del suo Fertility Day, la ministra Beatrice Lorenzin si impegni ad abbattere gli ultimi muri della Legge 40 che impediscono alle coppie un fertile ricorso alla fecondazione medicalmente assistita. Contestualmente, considerato che nella campagna pubblicitaria dell’evento si è sostenuto che la fertilità sarebbe un “bene comune”, Lorenzin può subito avviare le pratiche per il risarcimento delle tante coppie penalizzate sino a oggi da quella legge cattiva, che, dopo dodici anni dalla sua approvazione, siano arrivate ormai in una età che non consente loro di poter mettere al mondo un figlio, se non per l’arrivo di un “dono” dal cielo. Suggerisco, infine, che il prossimo giovedì 22 settembre sia dichiarato giorno di festa nazionale, di modo che gli eventuali concorrenti del #FertilityDay possano liberamente cimentarsi, e per tutto il giorno, nelle attività convenzionali finalizzate al sospirato concepimento.

Il rovescio della medaglia

copertina_il_maratoneta_imgL’associazione “Luca Coscioni” ha ideato “No Barriere”, una app con cui si può segnalare con una foto e una descrizione la presenza di barriere architettoniche nella propria città. L’ostacolo per disabili compare su una mappa e la segnalazione arriva alla associazione radicale, che si attiva per abbatterla insieme al cittadino, cui fornirà una lettera da inviare al proprio sindaco. L’idea bella e importante viene raccolta solo da “Avvenire”, uno dei più ferventi avversari politici delle iniziative dell’associazione. Il quotidiano dei vescovi infatti chiosa la notizia con «Quelle per la vita sono sempre buone battaglie» sottintendendo altre lotte radicali, come quella per eutanasia e testamento biologico, a difesa della legge 194 o di contrasto alla legge 40. Invece dovrebbe essere chiaro come i diritti civili e la libertà di scelta individuale abbiano sempre una doppia valenza: chi si batte per il diritto a non avere figli, lo fa anche per quello ad averli; scegliere di morire senza più soffrire è speculare a scegliere di vivere, al meglio e senza barriere. Ad “Avvenire”, che mostra il coraggio del dialogo dando conto delle iniziative di una associazione che ha per motto “Vivere liberi, fino alla fine”, bisognerebbe ribattere che vivere e non vivere sono sulla stessa medaglia. Ma ci vorrebbe un giornale laico…

© Paolo Izzo

Iniezioni di capitale umano

imageDa un lato, nel carcere di Chieti, da quasi 50 giorni è detenuto Fabrizio Pellegrini, malato di fibromialgia, condannato per aver coltivato la cannabis che gli serve per la sua cura, ma che non poteva permettersi di acquistare attraverso il Ssn: per la scarcerazione di Fabrizio, incompatibile con il regime detentivo, da giorni e in tutta Italia è in corso una staffetta di digiuno collettivo dei soliti e unici Radicali. Dall’altro lato, Rita Bernardini, ancora una volta con una azione di disobbedienza civile, coltiva marijuana sul suo terrazzo ma non viene arrestata, perché si sa quali diavolerie nonviolente una Radicale, cotanta Radicale, si inventerebbe da dentro un carcere. Mi rivolgo a voi che avete già pubblicato una mia lettera in merito, per chiedervi uno sforzo in più: espandendosi proprio come il nostro satyagraha collettivo, queste storie dovrebbero valicare i confini della rubrica di posta. Sarebbero vere iniezioni di “capitale umano” nel dibattito sulla legalizzazione della cannabis, che rischia di essere solo una ridda di emendamenti, votazioni, sondaggi e statistiche, quando dovrebbe rappresentare, invece, una battaglia di civiltà.

© Paolo Izzo

Radicali e irrazionali

pannellaCome se non bastasse che Marco Pannella se ne è andato, lasciandoli orfani di analisi, sintesi e visione; come se non bastasse l’ostracismo sistematico da parte dei media e di una politica che al più ne sfrutta le idee e la storia senza citare la fonte; come se non bastassero le divisioni interne che li stanno atomizzando, trasformando la loro galassia in una nebulosa; come se tutto ciò non fosse già sufficiente a farli scomparire, ci si mette anche la mutazione linguistica che ormai connota la parola “radicale”, che sia sostantivo o aggettivo, di una accezione negativa. Ormai è più facile trovare questo termine quando si parla di guerra, di terrorismo, di scontri violenti e sì, magari i Radicali spuntano sui giornali quando appunto litigano. Un destino simile a quello della parola “irrazionale”, che oggi rimanda alla pazzia, al raptus, alla incapacità della convivenza civile, quando invece dovrebbe essere legata all’inconscio, al sogno, alla fantasia. Ecco, forse soltanto i Radicali, ritrovando, ricreando, la loro dimensione irrazionale e abbandonando calcolo e tatticismi, potrebbero ribaltare una deriva umana, prima ancora che lessicale. Radicalmente.

© Paolo Izzo