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L’eredità di un silenzio

pannella bavaglioNon mi stupirò affatto (e ve lo scrivo anche per essere smentito) se sui giornali di domani non leggerò dettagliati articoli sull’esito dell’incontro di stasera del ministro della giustizia con Rita Bernardini e Deborah Cianfanelli, della presidenza del Partito Radicale. Un silenzio stampa pressoché tombale ha già accompagnato il coraggioso digiuno che le due Radicali doc hanno portato avanti per un mese intero, proprio per “dialogare” con Andrea Orlando e affinché il Governo finalmente emani i decreti attuativi che il ministro stesso ha predisposto per la riforma del sistema penitenziario. I cronisti politici e giudiziari, in effetti, devono essere troppo impegnati con la miriade di personaggetti e partitelli – che danno tanto lavoro ai primi quanto ai secondi – perché si trovi anche un piccolo spazio per il prosieguo delle battaglie che furono del compianto Marco Pannella. Così, il silenziamento delle sue iniziative nonviolente su carceri, giustizia e Stato di diritto, appare tristemente come l’unica eredità che il leader radicale abbia lasciato al Partito da lui fondato e che, se non raggiunge i 3000 iscritti entro la fine di quest’anno, rischia persino di chiudere. Lasciandoci tutti un po’ orfani, vieppiù per la seconda volta.

© Paolo Izzo

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Di chi è il mare di Roma?

ostia3Non mi risulta che i 9 candidati alla presidenza del municipio di Ostia abbiano veramente affrontato la questione delle concessioni balneari in campagna elettorale. Alcuni hanno annunciato che occorre abbattere il “lungomuro”, ma nessuno ha sottolineato che quel muro impedisce di vedere non solo il mare, ma anche la marea di illegalità che ha invaso le spiagge di Roma negli ultimi trent’anni. Lo sapeva bene Marco Pannella, quando nel 1992 fu eletto minisindaco di Ostia e, nei soli 100 giorni che decise di ricoprire quell’incarico, cominciò una vera rivoluzione sul litorale romano: quando ottenne l’intervento del genio militare, perché altrimenti non si sarebbe riusciti a far abbattere le strutture abusive che già si costruivano all’epoca, Pannella aveva intuito che la situazione sarebbe degenerata. Oggi, dopo un quarto di secolo, quella intuizione è una concreta realtà e l’ondata di legalità che Marco portò fino al mare ci manca ancor di più. A Ostia vivono 240.000 persone e ciò ne farebbe – per numero di abitanti – la tredicesima città italiana. Chiunque sarà chiamato ad amministrarla, anche se niente lascia pensare che i candidati lo abbiano capito o che non abbiano invece interesse a che nulla cambi, non dovrebbe lasciare che siano soltanto i pochi “padroni delle spiagge” a vedere e gestire il mare di Roma.

© Paolo Izzo, Radicale
(La foto è di Luigi Stanziani)

Evasioni d’Oltretevere

forziereAncora una volta, in occasione dell’angelus di domenica 22 ottobre, papa Francesco ha ribadito come il buon cristiano debba pagare le tasse. Dunque possiamo ben sperare che sia sanato il debito nei confronti del fisco italiano contratto dai cosiddetti “alberghi religiosi” i quali, in virtù della promiscuità abitativo-confessionale, non pagano Imu, Tasi, Tarsi (e talvolta neanche Ires), con una evasione che nella sola Capitale è stimata in venti milioni di euro. Basterebbe che Jorge Bergoglio, come gli vado chiedendo da tempo, emanasse un “motu proprio”, obbligando quelle strutture di proprietà del Vaticano a pagare le tasse italiane proprio come fanno o dovrebbero fare gli albergatori autoctoni. A tale scopo, sarà sufficiente che i chierici d’Oltretevere aprano il forziere dove conservano la tanta moneta ricevuta proprio dall’Italia, dai Patti Lateranensi del 1929 fino a oggi: un tesoro inestimabile, considerato che solo negli ultimi tempi l’esborso annuo del nostro Stato verso l’enclave vaticana supera i sei miliardi di euro. Se daranno a Cesare quel che è di Cesare, a loro rimarrà ancora una bella sommetta di quel che, a dirla tutta, apparterrebbe a Dio.

© Paolo Izzo, Radicale

Belli e bravi, con la pelle degli altri

tam3Apparentemente dalla legge di stabilità arriva una buona notizia per i giovani immigrati in Italia: basterà che abbiano fatto un anno di scuola nel Belpaese e potranno tesserarsi e giocare in tutte le federazioni sportive e in ogni categoria e disciplina. A un soddisfatto ministro per lo sport Luca Lotti, che ha voluto la norma dopo il recente caso della squadra “Tam Tam” di Castel Volturno, si potrebbe rispondere che gli piace vincere facile, visto che – come insegna il calcio – gli stranieri sembrano avere una marcia in più rispetto a buona parte dei nostri giocatori. Invece ne approfitterei per ricordare ai ministri e parlamentari che non riescono a varare uno straccio di legge sulla cittadinanza, che gli extracomunitari, oltre che nel dribbling, sono anche degli ottimi ballerini (“ce l’hanno nel sangue!”) e sanno raccogliere frutta e ortaggi olimpicamente; sono campioni nel rendere luccicanti auto e motorini, nonché i fondoschiena dei nostri sempre crescenti vecchietti da assistere; possono lavorare senza sosta in case, cucine, negozi di alimentari o distributori di benzina e battono ogni record a sgobbare nei cantieri edilizi. Ci vorrebbe un bello e bravo “ius culturae” a macchia di leopardo, soltanto in quei settori dove gli immigrati ci siano veramente utili per farci, appunto, belli e bravi. Sulla loro pelle.

© Paolo Izzo
(foto del “Tam tam Basketball” di Castel Volturno da Avvenire.it)

Quanto è lontana la Somalia

mogasdiscio
Una mattina, alla radio, sento in coda a un notiziario che si “aggrava il bilancio delle vittime dell’attentato”; torno a casa, rovisto i telegiornali in cerca di dettagli su cosa e dove sia successo, ma – non trovando nulla – penso di essere solo suggestionato dalla sequela di atti terroristici degli ultimi anni. In serata, la notizia ricompare, anche se non tra le più importanti e persino l’indomani sono rari i giornali che le danno dignità da “prima pagina”, tanto che, in voluta controtendenza, Massimo Bordin ne fa l’apertura della rassegna stampa di Radio Radicale. La domanda che traggo dalla mia grottesca rêverie è questa: quasi trecento morti e altrettanti feriti per l’esplosione di due camion bomba a Mogadiscio, sono o non sono un titolo da prima pagina, oltre che una tragedia di una gravità inaudita? Proprio mentre scrivo, mi arriva un’altra notizia, sempre in sordina, e mi sorge un’altra domanda: sembra che per uno dei due camion bomba in Somalia sia stato usato un vecchio mezzo militare italiano e che la procura di Firenze stia indagando sulla esportazione illegale di mezzi dismessi, ma non demilitarizzati, delle nostre forze armate. Forse qualcuno sta studiando nuovi modi per aiutare gli africani a casa loro?

© Paolo Izzo
(foto da Repubblica.it) 

Il Papa ha finito la Misericordina?

11 settembre 2017L’ultima sortita aerea di Jorge Mario Bergoglio in poche ore è già diventata la “giustificazione per fede” di nerboruti securitaristi e sollevatori di muri, anche se è soltanto la fotocopia di quanto il capo della Chiesa romana ebbe già a dire, forse con eco minore, a inizio novembre dell’anno scorso. Allora come oggi, gli Stati europei non stavano certo gareggiando a chi ospitasse il maggior numero di rifugiati, tuttavia il pontefice volle rimarcare che la “prudenza” dovrebbe essere «il buon consigliere» dei governanti in tema di accoglienza. Tornando dalla Colombia, ha spiegato che prudenza «significa valutare quanti posti si hanno». Forse Bergoglio ogni tanto finisce le pillole di Misericordina oppure la pressurizzazione dei voli papali è sempre regolata male, fatto sta che è già la seconda volta che i suoi discorsi celestiali piovono come meteoriti sulle file di migranti alle frontiere, rianimando animi e anime di chi vorrebbe solo “ricacciarli a casa loro”. Possibile che nessuno trovi il coraggio laico di insorgere di fronte al massimo esponente della religione cattolica che afferma si debbano tenere socchiusi il cuore e le porte, con tanto di pallottoliere alla mano?

© Paolo Izzo

Vorrei non sapere

INDONESIA-CONSERVATION-ENVIRONMENT-ANIMAL-ORANGUTANVorrei non sapere, perciò le tv e i giornali evitino accuratamente di raccontarmelo, che il Partito Radicale è approdato in Puglia con la sua “Carovana per la Giustizia”, dopo aver già attraversato Calabria, Sicilia e Sardegna e tutti gli istituti penitenziari di quelle regioni, oppure che 8000 detenuti di tutta Italia si sono uniti al Satyagraha annunciato da Rita Bernardini e da altri esponenti radicali a ferragosto scorso. Vorrei non sapere che quei carcerati sono di nuovo in crescente sovrannumero e che già 40 persone dall’inizio dell’anno si sono tolte la vita in galera e nemmeno ditemi, mi raccomando, se chi è in prigione venga trattato come richiede la nostra Costituzione. Vorrei proprio non sapere, poi, che i bambini sono detenuti insieme alle loro madri e che una carcerata di tre anni qualche giorno fa ha rischiato la morte per aver ingerito una bustina di veleno per topi! Ma soprattutto vorrei assolutamente non conoscere i motivi e gli scopi per cui il Partito Radicale, che se quest’anno non raggiunge i 3000 iscritti rischia pure di chiudere, si ostina con tutte le iniziative che organizza per la Giustizia a battere un ferro che non è mai caldo. Forse non ha capito che noi scimmiette, certe cose, non vogliamo ascoltarle, vederle, né parlarne.

© Paolo Izzo
(foto: BAY ISMOYO/AFP/Getty Images)