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Per non dimenticare Giordano Bruno

IMG_1841Anche quest’anno è passato in sordina l’anniversario del rogo di Giordano Bruno, lo scienziato che predisse gli “infiniti mondi” che soltanto oggi la scienza scopre, il filosofo che preferì scommettere su un aldiquà di umanità umana contro un aldilà di astrattezza violenta e di dogmatica disumanità, l’uomo che con inconscia certezza spostò lo sguardo dall’alto dei cieli al “dentro” degli esseri umani, il religioso che rifiutò e bestemmiò, senza abiurare, quella Chiesa che gli bucò la lingua per farlo tacere e lo arse vivo in Campo de’ fiori il 17 febbraio 1600. Oggi il Vaticano dovrebbe finalmente fare ammenda del sacrificio di Bruno, magari revocando la santità a quel cardinal Roberto Bellarmino che ne decretò l’orrenda fine. Possiamo forse chiederlo a cotanto papa, visto che appare un po’ diverso da quell’altro “santo” di Paolo IV che nel 1557, in piena Inquisizione romana, aveva detto: «Anche se mio padre fosse eretico, raccoglierei la legna per farlo bruciare sul rogo». Oggi, con un “mea culpa” di Bergoglio, non smetterebbero certo di riecheggiare le grida di tanti eretici e streghe torturati e uccisi da santa romana Chiesa, ma almeno si coglierebbe il loro tragico suono di verità.

© Paolo Izzo, Radicale

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La politica che non mangia

ritaFatte salve rare eccezioni, che perciò spiccano come oasi nel deserto, un ostinato silenzio dei media sta accompagnando lo sciopero della fame di Rita Bernardini, giunta ormai alla quarta settimana di astensione dal cibo. La dirigente del Partito Radicale non ambisce a comode poltrone o a scranni in Parlamento, visto che non è neanche candidata alle prossime elezioni, ma con la sua faticosa iniziativa scandisce un tempo che sta per scadere proprio in vista dell’appuntamento elettorale: è il tempo della riforma dell’ordinamento penitenziario, attesa da anni e che continua ad aspettare in extremis l’ultimo via libera del Consiglio dei ministri. Bernardini con il suo digiuno avverte che si rischia di non farcela e, con lei, gridano inascoltati quasi diecimila detenuti, cioè i “cattivi” che accompagnano una buona causa, peraltro con radicale nonviolenza, privandosi del cibo o di altre possibilità di conforto, già così rare nei luoghi di detenzione. Per elettoralistica prudenza e convenienza, l’altra politica continua a… mangiare e a tacere, sia quella a favore, sia quella contraria alla riforma delle carceri. Che almeno l’informazione possa uscire da un surreale silenzio, si può ancora sperarlo?

© Paolo Izzo

L’ora di laicità

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Prima di essere invasi da “santini” e manifesti, più o meno abusivi, dei candidati alle prossime elezioni politiche, con i loro sorrisi più o meno falsi, in alcune città italiane potremmo avere la fortuna di imbatterci in una piccola bimba con gli occhi pieni di speranza che ride sinceramente con tutta la faccia. Accanto alla sua foto, c’è una domanda molto semplice: “Posso scegliere da grande?”. La scelta riguarda la religione, anzi le religioni – ma anche la possibilità di non seguirne alcuna – ed è una campagna promossa dalla “Unione degli atei e degli agnostici razionalisti”, rivolta soprattutto ai genitori che iscrivono a scuola i loro bambini, a cui l’associazione suggerisce: “per farli scegliere da grandi, scegli l’ora alternativa”. Ebbene, quell’innocente messaggio, che chiunque sarebbe libero o meno di recepire, i cittadini milanesi non potranno neanche riceverlo, perché l’azienda di trasporti pubblici della città ha negato alla UAAR l’acquisto dei suoi spazi pubblicitari. Prendendo atto che la Madonnina di Milano ha la stessa influenza censoria del Cupolone a Roma, non ci resta che invocare una sana “ora di laicità”, a cui invitare adulti e piccini.

© Paolo Izzo

Angiolieria

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«S’i’ fosse un elettore, non li votarei;
s’i’ fosse noto, li deridarei;
s’i’ fosse Radicale, i’ li denunciarei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti cristïani intortarei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
a tutti il collegio sicuro levarei.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi’ madre,

s’i’ fosse Izzo, com’i’ sono e fui,
torrei le donne libere e leggiadre:
le femministe e triste lasserei altrui».

© Paolo Izzo (e Cecco Angiolieri)

Aiuto al suicidio

leggeSe mediamente ogni settimana una persona si toglie la vita nelle carceri italiane, come è avvenuto nel 2017 – che ha contato drammaticamente e precisamente 52 suicidi – significa che ha ragione il Partito Radicale nel mantenere al centro delle sue battaglie lo Stato di diritto, la giustizia e l’ordinamento penitenziario. Ma se ne parla molto poco, anzi per niente. Di un altro tema radicale, però, si comincia finalmente a dibattere di più: il fine vita. E questo anche grazie al coraggio di Marco Cappato che ha accompagnato Fabiano Antoniani a morire in Svizzera, si è autodenunciato per averlo fatto e ora è sotto processo. Ecco, la domanda è: per ciascuno di quei suicidi che avvengono con cadenza settimanale nelle patrie galere, chi dovrebbe andare sotto processo per non aver vigilato o saputo impedire tali gesti estremi? Le misere condizioni carcerarie, che solo il Partito Radicale e pochi altri denunciano e documentano, non basterebbero a configurare sempre quel reato di “istigazione o aiuto al suicidio” a cui è dedicato l’articolo 580 del codice penale italiano?

© Paolo Izzo

 

Buon’Ama nuova!

IMG_5252Mentre Spelacchio stirava penosamente i suoi rami, già peraltro rinsecchiti e depressi, su un altro fronte della Amministrazione capitolina doveva probabilmente inaugurarsi una nuova visione della raccolta dei rifiuti a Roma. Almeno nel VII Municipio, ma confido che altri cittadini avranno notato un andazzo simile nei loro rispettivi quartieri, per tutte le feste natalizie – che già avevano creato la nuova “emergenza rifiuti”, con cassonetti stracolmi per giorni – e fino all’8 gennaio, i contenitori di plastica e metallo non sono stati proprio svuotati; poi, dal sospirato passaggio dell’apposito mezzo di raccolta sino a oggi (e chissà per quanto ancora) si è invece fermato il ritiro di carta e cartone, che magari puzza meno, ma invade marciapiedi e strade. E così, mentre eravamo tutti distratti dalla rivoluzione dei biosacchetti a pagamento, sforzandoci di trovarvi un aspetto positivo per la coscienza civica, il Comune di Roma, che già non ha mai brillato sul tema rifiuti, si lanciava in una nuova interpretazione della parola “differenziata”: «voi separate meticolosamente la vostra spazzatura, altrimenti vi sanzioniamo; semmai, però, ve la tenete in casa per settimane, perché “Ama Roma” la ritirerà differenziatamente, quando ci pare e senza avvertirvi, tanto la tassa sui rifiuti dovrete pagarcela lo stesso».

© Paolo Izzo

Oui, #JesuisCatherineDeneuve

deneuvePer aver firmato, insieme ad altre 99 donne francesi, una lettera su “Le Monde” a proposito di ciò che secondo loro è “molestia sessuale” e ciò che non lo è, Catherine Deneuve è stata subito pesantemente attaccata, in particolare al di qua delle Alpi. In fondo, in quel testo, c’è soprattutto la messa in guardia da una deriva possibile, se non già in corso, del pur sacrosanto movimento #Metoo, partito dal mondo del cinema americano. Deneuve & Co. forse esagerano nel descrivere le “avances” lecite o sbagliano proprio quando scrivono che esisterebbe una “pulsione sessuale” e che essa sarebbe “per sua natura offensiva e selvaggia”, tuttavia la loro denuncia di un crescente clima da Puritanesimo, se non da Inquisizione, avrebbe i suoi perché. Con cui però, almeno dalle nostre parti, non ci si può e non ci si deve neanche confrontare. Del resto siamo lo stesso Paese in cui se un Radicale osa dire che il 41bis carcerario è un regime assimilabile alla tortura, si trova subito i “professionisti dell’antimafia” che gli danno del mafioso; oppure sarà un fascista chi proverà a difendere i diritti di tutti, persino dei fascisti. Così, se un centinaio di donne si permettono di criticare l’Antimolestia, saranno moleste e persino molestate. E allora: “Oui, #JesuisCatherineDeneuve”!

© Paolo Izzo