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Oui, #JesuisCatherineDeneuve

deneuvePer aver firmato, insieme ad altre 99 donne francesi, una lettera su “Le Monde” a proposito di ciò che secondo loro è “molestia sessuale” e ciò che non lo è, Catherine Deneuve è stata subito pesantemente attaccata, in particolare al di qua delle Alpi. In fondo, in quel testo, c’è soprattutto la messa in guardia da una deriva possibile, se non già in corso, del pur sacrosanto movimento #Metoo, partito dal mondo del cinema americano. Deneuve & Co. forse esagerano nel descrivere le “avances” lecite o sbagliano proprio quando scrivono che esisterebbe una “pulsione sessuale” e che essa sarebbe “per sua natura offensiva e selvaggia”, tuttavia la loro denuncia di un crescente clima da Puritanesimo, se non da Inquisizione, avrebbe i suoi perché. Con cui però, almeno dalle nostre parti, non ci si può e non ci si deve neanche confrontare. Del resto siamo lo stesso Paese in cui se un Radicale osa dire che il 41bis carcerario è un regime assimilabile alla tortura, si trova subito i “professionisti dell’antimafia” che gli danno del mafioso; oppure sarà un fascista chi proverà a difendere i diritti di tutti, persino dei fascisti. Così, se un centinaio di donne si permettono di criticare l’Antimolestia, saranno moleste e persino molestate. E allora: “Oui, #JesuisCatherineDeneuve”!

© Paolo Izzo

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Il costo del senso civico

sacchetti-plastica-non-biodegradabili-spesa-illegali-italia-spreco-640x379Il tema dello smaltimento dei rifiuti urbani è serio e infatti me ne occupai seriamente, con inchieste e denunce, quando ero segretario dei “Radicali Roma” (2013-2014): come associazione, arrivammo anche a presentare un esposto alla Corte dei conti, per il danno erariale causato dai bassi standard di raccolta differenziata di quegli anni. Un po’ meno seria appare oggi la questione dei sacchetti che siamo obbligati a pagare a parte, con i nostri acquisti di frutta e verdura. Mettiamola così: vivendo per esempio a Roma, dove il Comune provvide a una prima (scadente) fornitura di sacchetti compostabili per i rifiuti “umidi” e poi basta, la raccolta differenziata rappresenta un costo aggiuntivo per ciascun cittadino, che già paga un’alta tassa sui rifiuti. E questo anche perché i sacchetti biodegradabili hanno un prezzo non indifferente, sicuramente più elevato dei due centesimi che vengono chiesti dalle nuove disposizioni di legge. Forse chi insorge in questi giorni non si avvede della occasione di risparmio, magari perché non si è mai concretamente applicato alla raccolta differenziata dei rifiuti e quindi non ne conosce i costi effettivi. Figuriamoci i benefici per l’ambiente e per la nostra salute.

© Paolo Izzo

Paesi e conflitti “inesistenti”

PREMI: BAMBINI VITTIME GUERRA; ASSEGNATI I 'LUCHETTA 2011'Con poche rare eccezioni, le notizie riguardanti gli attentati in Paesi extraeuropei non hanno la dignità delle nostre prime o subito successive pagine, anche se per entità e vittime spesso superano di gran lunga i nostri drammatici guai con il terrorismo. Non c’è neanche più Marco Pannella che da Radio Radicale ci parlava dei conflitti dimenticati nel resto del mondo, delle minoranze perseguitate e di popoli oppressi il cui nome sovente era sconosciuto ai più. Ultimamente una nuova strage a Kabul ha elevato a 700 il numero di vittime di attentati in Afghanistan dall’inizio del 2017, mentre Unicef ci dice che un pari numero di bambini, in quel Paese martoriato, è morto ammazzato, nei soli primi nove mesi dell’anno. Si potrebbero fare analoghe accuse alla nostra scarsa attenzione, per i fatti che recentemente hanno riguardato la Somalia o lo Yemen, di cui magari ci si occuperebbe un po’ di più se il nostro Paese vi inviasse truppe di militari, come oggi avviene per il Niger. Possibile che non ci si renda proprio conto che seguire e approfondire la conoscenza di quelle realtà e di quegli esseri umani che ci sembrano così “lontani”, renderebbe tutti più consapevoli di cosa sta accadendo in Europa, proprio per effetto di conflitti che dimentichiamo o, anzi, che letteralmente “annulliamo”?

© Paolo Izzo
(la foto è tratta da L’Huffington Post)

E venne il Vitality Day

vitaAgli sgoccioli della sua nomina, la ministra si stava scervellando su come perpetuare in eterno il dicastero di cui era titolare. Pensa che ti ripensa – supportata in questa difficile operazione da un valente staff di collaboratori – una idea geniale si materializzò di fronte a lei come uno spirito che si fa sostanza. I suoi occhi smisero di roteare nelle orbite, il respiro le si fece regolare e silenzioso e quando uscì definitivamente dal suo stato di trance, la ministra sussurrò due semplici parole, che tuttavia avrebbero cambiato il mondo: Vitality Day. Le grida di giubilo di chi le stava accanto, si sentirono fino in Vaticano, dove i centralini cominciarono a illuminarsi come alberi di natale. E, nonostante la fine dell’anno e della legislatura fosse vicina, si misero tutti alacremente al lavoro per preparare al meglio quella Giornata in cui, se avevano ben interpretato l’illuminazione della ministra, sarebbe stato vietato morire. Furono perciò ordinate enormi quantità di sondini, defibrillatori, respiratori artificiali e obiettori di coscienza; si decise di piazzare materassi sotto ogni palazzo più alto di due piani e di cancellare voli e treni per la Svizzera. Anche se già dall’indomani ciascuno avrebbe potuto, nel rispetto della propria volontà e anche della legge vigente, durante il Vitality Day indetto dal Ministero della Salute nessuno avrebbe smesso di vivere.

© Paolo Izzo, Radicale

Caro babbo natale

forziereQuest’anno, nella mia letterina a babbo natale, tornerò a chiedere che venga sanato il debito nei confronti del fisco italiano contratto negli anni dai cosiddetti “alberghi religiosi”, che per le feste incasseranno pure considerevoli somme. In virtù della promiscuità abitativo-confessionale, molti di essi infatti continuano a non pagare Imu, Tasi, Tarsi (e talvolta neanche Ires), con una evasione che nella sola Capitale è stimata in venti milioni di euro e con ingenti danni al nostro erario, come puntualmente ha rilevato la Corte dei conti negli anni passati. Basterebbe che Papa Bergoglio, come gli scrivo da tempo, emanasse un “motu proprio” per obbligare le strutture di proprietà del Vaticano a pagare le tasse italiane, proprio come fanno o dovrebbero fare gli albergatori autoctoni. A tal uopo, nelle casse d’Oltretevere, dai Patti Lateranensi del 1929 a oggi, dovrebbe essersi accumulato un tesoro non indifferente, visto che l’esborso annuo del nostro Stato verso l’enclave vaticana attualmente supera i sei miliardi di euro. Se daranno a Cesare quel che è di Cesare, non dovrebbero rimanere così poveri con quel che sarebbe di Dio.

© Paolo Izzo, Radicale – Roma

Poveri di diritti

povero-ricco-imu1Forse stiamo subendo una delle campagne elettorali più lunghe della storia, per di più in un clima di crescente disaffezione al voto, dove i consueti giochi di alleanze e scontri, di proclami e promesse – perché di giochi si tratta – ci appaiono ancor più come una (finta) guerra dei ricchi: ricchi di denaro e di potere che si contendono denaro e potere. Ogni tanto, come per gentile concessione, da quella pasciuta cricca arriva un contentino per il popolo, che sia qualche spicciolo in più in busta paga o la prospettiva di un nuovo sacrosanto diritto, come la possibilità di disporre liberamente della fine della propria vita. Per cui, quando e se sarà, piuttosto che a costoro, dovremo dire grazie a Coscioni, Welby, Englaro, Antoniani e a quanti si sono battuti con le loro vite e le loro morti, di solito sostenuti dai soli radicali. Ma ecco che dai palazzi del potere arriva subito il conto da pagare: se si fa la legge sul biotestamento, ci dicono, non si riuscirà a fare quella sul cosiddetto “ius soli” e magari non resterà neanche tempo per attuare quella riforma delle carceri che sempre i radicali, e sempre fuori dal palazzo, sostengono. Immigrati e detenuti, cioè, devono ancora aspettare e intanto la guerra dei ricchi, per inerzia, avrà generato l’ennesima guerra tra poveri.

© Paolo Izzo
(La vignetta è di Mauro Biani)

 

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La partita della politica senza i Radicali

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