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Una via di Roma anche per Pannella

pannella e izzoNell’apprendere che il Campidoglio ha approvato all’unanimità una mozione per intitolare un toponimo a Fabrizio Frizzi, a poco tempo dalla sua morte, insieme ai compagni del Partito Radicale Ambrogio Crespi, regista e autore del docufilm “Spes contra spem. Liberi dentro” e Gianni Rubagotti, segretario della associazione “Myriam Cazzavillan”, mi sto impegnando affinché i Consiglieri di Roma Capitale prendano lo stesso impegno per l’altrettanto celebre e compianto leader del Partito Radicale Marco Pannella, magari in occasione del secondo anniversario della sua scomparsa, il prossimo 19 maggio. Riteniamo che nella città dove Pannella ha vissuto tanti anni, regalando ai cittadini nuovi diritti e difendendo gli “ultimi” con le sue battaglie, non possa mancare una strada a lui dedicata. Magari in un luogo simbolico dell’impegno di Pannella e del Partito Radicale in favore della giustizia giusta e di una detenzione che rispetti i dettami della Carta costituzionale, come le vie adiacenti le carceri romane dove lui e molti Radicali si sono recati tante volte negli ultimi decenni. Intitolargliene una, sarebbe un bel ringraziamento a Marco e alla sua vita spesa nella lotta nonviolenta per la difesa del diritto e dei diritti di tutti noi.

© Paolo Izzo, scrittore – Roma
La foto è di Andrea Spinelli Barrile

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Una breccia fiscale per il nostro “credito” pubblico

barchiesi ici chiesaL’avvocato generale della Corte di giustizia europea Melchior Wathelet ha riaperto una breccia per cui soltanto i Radicali, nel tempo, hanno osato battersi: dal 2006 al 2011, lo Stato italiano ha esentato il Vaticano dal pagamento dell’Ici per gli enti ecclesiastici “non commerciali”, ma questo, sostiene Wathelet, si configura come un aiuto di Stato illegale, che dunque andrebbe recuperato. Si tratta di 4-5 miliardi di euro, cioè davvero poca cosa se si pensa che nelle casse di Oltretevere ogni anno di miliardi “italiani” ne arrivano circa 6, grazie ai Patti Lateranensi del 1929 e al Concordato del 1984. In tal senso basterebbe citare il meccanismo perverso dell’otto per mille, che la nostra Corte dei conti per due anni consecutivi ha giudicato “distorto” e con cui la Conferenza episcopale italiana si aggiudica un miliardo ogni anno. Ma per tornare alle esenzioni – o meglio evasioni – di enti ecclesiastici, commerciali e non, esse non sono diminuite da quando nel 2012 l’Italia è passata dall’Ici all’Imu e, anzi, si sono estese ad altre tasse come Tari, Tasi e in alcuni casi anche Ires. Visto dunque che oltre a un debito pubblico che pare inarrestabile, vantiamo anche qualche piccolo credito, possiamo ben augurarci che la breccia “fiscale” nelle mura sante dell’enclave vaticana si allarghi ancora, se la Corte di giustizia europea confermerà con una sentenza quanto indicato dal suo avvocato generale.

© Paolo Izzo, Radicale
L’immagine scelta è una “vignetta sardonica” di Alessandro Barchiesi

Nostalgici lastminute

Fascisti_su_Marte“Abbiamo sbagliato tutto. Abbiamo fatto pensare che fossimo ancora un po’ di sinistra; che si potesse contare su di noi per la difesa dei diritti civili e umani, addirittura della libertà di autodeterminazione di donne e uomini; che perseguissimo una giustizia giusta e una legge davvero uguale per tutti. Ci hanno persino creduto, eppure non ci hanno votato: forse proprio per questo non ci hanno votato? Se è così, ci rimane davvero poco tempo per dimostrare che siamo uguali agli altri, che anche noi abbiamo a cuore la Patria, la Famiglia e la Chiesa più della libertà di pensiero di ogni singolo individuo nelle sue scelte di vita e addirittura di morte. Che giorno è oggi? È il 3 aprile, cioè l’ultimo giorno utile per costituire l’avvocatura dello Stato davanti alla Corte costituzionale e sostenere, con tutte le nostre forze residue, la legittimità della norma sull’aiuto al suicidio per cui il radicale Marco Cappato è a processo. Quale migliore occasione ci capiterà di mostrarci come gli altri, di fare la faccia cattiva, di far capire a tutti che anche noi sappiamo vietare, punire e condannare, se non cogliamo questa opportunità? Facciamolo, fosse anche l’ultima cosa che facciamo: difendiamo quella legge fascista!”.

© Paolo Izzo

Misericordia fiscale e altre fantasie

io c'èNel 2015 il Papa e il suo formidabile ufficio stampa lanciarono un Giubileo straordinario (e lastminute) di cui si ricorderanno le varie aperture di Porte sante, mediaticamente molto efficaci e simboliche dell’offerta ai fedeli di un percorso altrettanto straordinario verso la salvezza. Per l’occasione, con l’amico Franco Giacomelli, anche lui Radicale, lanciammo una proposta provocatoria: se avessero abbuonato anche a noi tutte le tasse sulle nostre case, avremmo garantito ai pellegrini giubilari la possibilità di una sosta di preghiera presso di noi, costruendo appositi altari domestici. Forse ispirato dalla nostra iniziativa o per una sintonia felicemente laica, il regista Alessandro Aronadio torna sul tema: all’inizio della sua intelligente commedia “Io c’è”, in uscita il 29 marzo, il protagonista prova a risollevare le sorti del suo “bed & breakfast” proprio dotandolo di un luogo di preghiera! Di fronte ai dinieghi che gli oppongono le varie religioni, per ottenere gli sgravi fiscali che cerca, sarà costretto a fondarne una tutta sua, ma anche dopo le divertenti conseguenze della sua idea, nell’aria incensata rimane quella domanda molto… radicale: perché centinaia di strutture cattoliche, in virtù della suddetta promiscuità abitativo-confessionale, continuano a essere esclusivamente e ingiustamente esonerate dal fisco?

© Paolo Izzo, Radicale

Del senno di poi son pieni gli abissi

sicurezza-mare-formazioneSpetterà alla letteratura o al cinema raccontarci, in un futuro ancora lontano, come tanti migranti siano stati salvati nel Mediterraneo – e soprattutto da chi e a quale prezzo – nell’ultimo anno. Si può forse immaginare uno di quegli appassionanti film sulla Seconda guerra mondiale in cui i protagonisti si ribellano alle leggi razziali per tentare, con ogni mezzo e a ogni costo, di sottrarre vite umane allo sterminio nazista. Ma anche meno epiche storie di minima umanità che ci ricordino come sia potuto accadere, ai giorni nostri, che qualcuno fosse ostacolato o impedito nell’atto di salvare persone che stavano naufragando, dalle cosiddette autorità che vigilano sul Mare “nostrum” come se fosse soltanto loro, pieno come è di quei muri di cui già la terraferma abbonda. Sicuramente, chi dovrà occuparsi di questa Storia tra qualche lustro, sarà alla giusta distanza per valutare ogni responsabilità, avrà il vantaggio di non essere tradito dai sentimenti, ovvero la assennata lucidità per poter meglio analizzare ciascun singolo dettaglio. Tuttavia, si sa: “del senno di poi son piene le fosse”. E anche gli abissi.

© Paolo Izzo, Radicale

Per non dimenticare Giordano Bruno

IMG_1841Anche quest’anno è passato in sordina l’anniversario del rogo di Giordano Bruno, lo scienziato che predisse gli “infiniti mondi” che soltanto oggi la scienza scopre, il filosofo che preferì scommettere su un aldiquà di umanità umana contro un aldilà di astrattezza violenta e di dogmatica disumanità, l’uomo che con inconscia certezza spostò lo sguardo dall’alto dei cieli al “dentro” degli esseri umani, il religioso che rifiutò e bestemmiò, senza abiurare, quella Chiesa che gli bucò la lingua per farlo tacere e lo arse vivo in Campo de’ fiori il 17 febbraio 1600. Oggi il Vaticano dovrebbe finalmente fare ammenda del sacrificio di Bruno, magari revocando la santità a quel cardinal Roberto Bellarmino che ne decretò l’orrenda fine. Possiamo forse chiederlo a cotanto papa, visto che appare un po’ diverso da quell’altro “santo” di Paolo IV che nel 1557, in piena Inquisizione romana, aveva detto: «Anche se mio padre fosse eretico, raccoglierei la legna per farlo bruciare sul rogo». Oggi, con un “mea culpa” di Bergoglio, non smetterebbero certo di riecheggiare le grida di tanti eretici e streghe torturati e uccisi da santa romana Chiesa, ma almeno si coglierebbe il loro tragico suono di verità.

© Paolo Izzo, Radicale

La politica che non mangia

ritaFatte salve rare eccezioni, che perciò spiccano come oasi nel deserto, un ostinato silenzio dei media sta accompagnando lo sciopero della fame di Rita Bernardini, giunta ormai alla quarta settimana di astensione dal cibo. La dirigente del Partito Radicale non ambisce a comode poltrone o a scranni in Parlamento, visto che non è neanche candidata alle prossime elezioni, ma con la sua faticosa iniziativa scandisce un tempo che sta per scadere proprio in vista dell’appuntamento elettorale: è il tempo della riforma dell’ordinamento penitenziario, attesa da anni e che continua ad aspettare in extremis l’ultimo via libera del Consiglio dei ministri. Bernardini con il suo digiuno avverte che si rischia di non farcela e, con lei, gridano inascoltati quasi diecimila detenuti, cioè i “cattivi” che accompagnano una buona causa, peraltro con radicale nonviolenza, privandosi del cibo o di altre possibilità di conforto, già così rare nei luoghi di detenzione. Per elettoralistica prudenza e convenienza, l’altra politica continua a… mangiare e a tacere, sia quella a favore, sia quella contraria alla riforma delle carceri. Che almeno l’informazione possa uscire da un surreale silenzio, si può ancora sperarlo?

© Paolo Izzo