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La selva oscura dei diritti

danteMentre l’Italia votava il referendum dopo un lungo e scomposto dibattito monotematico, loro erano lì ad aspettare. Impronunciati, quasi fossero parolacce. Nascosti come scheletri negli armadi. Irrealizzati come sogni infranti. Loro, i diritti civili. Quei tanti diritti che ancora sono impediti e offesi, erano lì ad aspettare che la campagna referendaria finisse. Dietro di loro, degli esseri umani. Che ancora aspettano: per strada, nelle case, negli ospedali, nei consultori, nei tribunali, nelle carceri. Ora saranno liberati, quei diritti e quegli esseri umani? Oppure li teniamo in salamoia per un’altra tornata di insulti in politichese? Se e come avere dei figli, con chi vivere, sposarsi o fare l’amore, quando e come morire. Governi e Parlamenti permettendo, il «cammin di nostra vita» è costellato di decisioni dove la libertà di scelta e i diritti civili sono fondamentali e dovrebbero essere definiti e chiari ma, al contrario, sono ancora «una selva oscura».

© Paolo Izzo

Porte sante o Porta Pia?

paparaggiLa città di Roma sta vivendo un periodo assai difficile e la sua Sindaca ha già commesso una quantità di errori la cui metà sarebbe, anzi è bastata a far defenestrare il precedente inquilino del Campidoglio. Pur tuttavia, un altro abitante eccellente di Roma, il Papa, avrebbe dovuto ringraziare pubblicamente Virginia Raggi per aver potuto accogliere migliaia di pellegrini nella Capitale, proprio come fosse casa sua. È vero che la buona parte delle strutture ricettive romane è di proprietà del Vaticano e quindi, almeno da un punto di vista turistico-immobiliare, Roma “è” casa sua, ma se il Giubileo si è svolto senza tanti intoppi un po’ di misericordia la meriterebbe anche l’Amministrazione capitolina. Invece, Francesco e i suoi, non solo non hanno ringraziato Roma per l’ospitalità, ma a quanto pare non hanno nemmeno invitato la Sindaca al finissage dell’anno giubilare. Dobbiamo forse malignare che a lorsignori non vada giù l’idea che Raggi potrebbe decidere finalmente – come annunciato in campagna elettorale – di far pagare le tasse anche ai tanti esercizi commerciali ammantati di paramenti sacri? Finché lo chiedono i Radicali, si può sempre ricorrere al benaltrismo, ma se la Sindaca di Roma aprisse quella breccia…

Per Bergoglio la Legge 194 è criminogena

ellekappaIntervistato dai massimi vertici di Rai 2 (i direttori di Rete e Tg), Jorge Mario Bergoglio è tornato in maniera piuttosto aggressiva sul tema della interruzione di gravidanza. Nel ricordare l’incontro con una donna che aveva avuto due gemelli, ma tanto ne piangeva un terzo che non era sopravvissuto, il papa ha aggiunto, senza soluzione di continuità: «e io penso alla abitudine di mandare via i bambini prima della nascita, questo crimine orrendo… Li mandano via perché è meglio così, è più comodo; è una responsabilità grande, un peccato gravissimo». Al di là di dogmi e peccati, che non sono affar nostro, c’è una traduzione politica di questa frase che non può passare inosservata. Il capo dello Stato della Città del Vaticano, infatti, sostiene che l’applicazione di una legge dello Stato italiano conduce a un “crimine orrendo”, peraltro reiterato (“abitudine”), e che quel crimine è vissuto persino con leggerezza, addirittura per “comodità”… Non dico tutte le donne in massa, ma almeno le nostre istituzioni non dovrebbero insorgere verso una ingerenza che è al limite dell’incidente diplomatico?

© Paolo Izzo

Fertility Ireland

irlanda-fioreSi apprende che all’inizio del 2017 in Irlanda, dove la percentuale di cattolici supera persino quella del nostro Paese, verrà discussa in Parlamento una legge di iniziativa governativa sulla cosiddetta maternità surrogata, attualmente non espressamente vietata, ma neanche normata. Da noi, se non intervengono i Tribunali o la Corte costituzionale, come nel caso della Legge 40, nessun tema etico viene affrontato in Parlamento, che giace in stato vegetativo su eutanasia e testamento biologico (da anni una proposta in merito dei Radicali e di 70mila cittadini attende invano), sulla stepchild adoption o, appunto, sulla maternità surrogata. In materia di quest’ultima, certo, dovremmo preoccuparci se a legiferare sia chi trasversalmente vuole farla diventare un “reato universale”. Tuttavia possiamo almeno ammirare da lontano l’Irlanda – che forse ha capito prima di noi che legalizzare è meglio che proibire – per il suo tentativo di distinguere tra surrogazione “commerciale”, da vietare, e quella invece “altruistica”. Già, ma da noi l’altruismo è roba soltanto per ricchi cattolici, che possono continuare ad affidarsi al mercato clandestino.

© Paolo Izzo

Le sbarre della mente (2)

image1“Aboliamo le prigioni?” è il titolo con cui sette anni fa Minimum Fax ha raccolto gli scritti della mitica Angela Davis, che fin dagli anni Settanta combatte negli Usa la più difficile delle battaglie per i diritti umani e civili: abolire il sistema detentivo. Da noi, i Radicali dell’altrettanto mitico Pannella invocano, tanto per cominciare, una amnistia per la Repubblica italiana. E lo fanno da anni, con pressante nonviolenza. Domenica scorsa erano almeno mille in marcia per le strade di Roma, mentre “da dentro” li supportavano 16.000 detenuti con un digiuno di due giorni: notizia, almeno questa, che avrebbe meritato le prime pagine. Abolire il carcere, soprattutto le nostre carceri sovraffollate, quasi per niente rieducative, a volte disumane, è una utopia irrealizzabile? Forse sì. Ma se è vero che nessun essere umano nasce “cattivo”, né marchiato dal peccato originale, come invece favoleggia la religione cristiana, nel frattempo ci si potrebbe chiedere perché si commette un delitto. Massimo Fagioli, voce quasi solitaria della psichiatria nostrana, sostiene che non c’è il Male né il peccato; c’è la malattia della mente, che va curata. Ecco, aboliamo le prigioni e ricominciamo da qui?

L’accoglienza “a numero chiuso” di Bergoglio

imageNon mi sembra proprio che gli Stati europei gareggino a chi ospita il maggior numero di rifugiati, perciò l’ultima sortita aerea di Jorge Bergoglio, su come la prudenza debba essere “il buon consigliere” dei governanti in tema di accoglienza, è almeno ridondante. Fatta da un papa, però, è pure rivoltante. Forse aveva finito le pillole di Misericordina oppure, come al solito, la pressurizzazione dei voli papali è regolata male, fatto sta che quel discorso avrà acceso animi, anime e barbecue di mezza Europa, dall’Ungheria a Gorino e già si starà stampando la prossima felpa di Salvini intitolata a Papa Francesco. Strano che, non solo laicisti ed eretici, ma nemmeno i credenti o i “sani laici” che egli stesso benedice, trovino il coraggio di insorgere di fronte al massimo esponente della Chiesa cattolica che afferma si debbano aprire il cuore e le porte, ma con la calcolatrice alla mano, perché, parole sue: «si può pagare politicamente una imprudenza nei calcoli, nel ricevere più di quelli che si possono integrare». Cosa aspettiamo a dirgli che il buon Samaritano si starà rivoltando nel suo sepolcro? Che il prossimo aereo papale bombardi noialtri o le file di migranti alle frontiere, magari colpendoli solo dall’ennesimo in poi?

© Paolo Izzo

Tempi di guerra a Gorino

img_2901L’esercito era interamente impegnato sul fronte meridionale, così i cittadini si riunirono e decisero rapidamente: avrebbero costruito una barricata sulla via di accesso al paese. Dovevano difendersi, pur consapevoli che l’invasione sembrava inarrestabile. I nemici arrivavano da tutte le parti, soprattutto via mare e alcuni di loro, presi dalla foga dell’assalto, si suicidavano annegando. Ma niente fermava quella massa: i selvaggi si sparpagliavano nelle città, si insediavano nei posti di lavoro più ambiti, disturbavano la placida calma degli abitanti autoctoni con un linguaggio sconosciuto e guardavano con insistenza le loro donne, sicuramente con l’intenzione di violentarle. Dalla televisione avevano saputo che, benché arrivassero disarmati, i nemici sapevano organizzarsi per progettare eclatanti attentati, fingendo di riunirsi per professare un’altra religione. Dovevano fermarli assolutamente perché ormai stavano arrivando anche da loro. E così, in poco tempo, innalzarono un muro in mezzo alla strada principale e quelli che avevano un fucile da caccia si appostarono sui terrazzi. La tensione era altissima, ma poterono presto sfogarla con grida liberatorie, allorquando il pullman che trasportava i nemici fu costretto a fermarsi. Ne discesero dodici donne e otto bambini.

© Paolo Izzo
n.b. la vignetta è di Mauro Biani (il manifesto)