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Diritti radicali

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Vorrei ringraziare Maurizio Caprara per aver citato, sul Corriere della Sera del 27 giugno, il rapporto dell’Alto Commissariato ONU sui Diritti umani, intitolato “Abuso dietro le sbarre: detenzione arbitraria e illegale in Libia”, nonché per averne consigliato la lettura al ministro dell’Interno Matteo Salvini. Allo stesso tempo, suggerirei di compulsare quel drammatico resoconto anche a Luca Ricolfi, che in questi giorni ha sostenuto (Il Mattino e Il Messaggero, 26 giugno) che il Pd si sarebbe trasformato in un partito radicale di massa, poi spiegando (La Verità, 27 giugno) che ciò è sbagliato perché: «puntare quasi tutte le carte su diritti umani e civili significa trasformare il Pd in una specie di partito radicale, libertario e individualista». Intanto, perché mai sarebbe un errore difendere i diritti umani e civili di tutti gli esseri umani, dai primi agli “ultimi”, come da sempre fa il vero e solitario Partito Radicale che – con buona pace di Ricolfi – è ancora vivo e che qualcuno sta cercando con tenacia di tenere in vita? Ma poi, non sarà, al contrario, che la Sinistra si trova ai suoi minimi storici anche perché non ha ascoltato né incoraggiato, quando non silenziato, le battaglie e la visione politica di Marco Pannella e del suo Partito proprio su diritto e diritti, così in Italia come nel resto del mondo?

© Paolo Izzo
(Foto: UNICEF/UN052613/Alessio Romenzi)

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Aiutateci a casa nostra

hikikomori-significato-anime-isolato-L-Gznu3JLa prospettiva di una chiusura di tutte le nostre frontiere, di mare e di terra, paventata da Matteo Salvini, ormai incontrastato premier in pectore del Governo, mi ha fatto pensare agli hikikomori, quei giovani giapponesi – pare siano circa un milione – che si auto-recludono in casa e mantengono contatti con l’esterno solo attraverso internet, di solito con false identità. La differenza è che la nostra casa è piena di gente – populismo, lo chiamano – che parla per slogan, che semina paura, che aumenta parallelamente il volume della voce e il consenso ottenuto dai suoi strepiti. È una casa sporca, degradata, i cui amministratori danno ad altri la colpa delle proprie incapacità e vedono negli altri il pericolo di indimostrate invasioni e misteriosi complotti. È una casa asfittica e razzista, senza memoria né cultura: una casa delle “libertà senza identità”, dove ciascuno vuole fare i comodi suoi, ma tutti devono fare le stesse cose e pensare – si fa per dire – allo stesso modo. Siamo sempre più stretti e chiusi, in questa casa chiassosa e trista, dove ogni opposizione si arrende e ammutolisce. Qualcuno potrebbe, per carità, indicarmi l’uscita?

© Paolo Izzo

Lo stadio di Ostia

calcio_spiaggiaE venne un giorno in cui, durante una riunione dell’onesta giunta comunale, si levò una voce, quasi per scherzo: “e se lo stadio lo costruissimo a Ostia?”. Tra gli assessori corse un brivido, perché già si figuravano le orde di tifosi in fila con le loro auto sulla Cristoforo Colombo, saltellare festose sulle radici dei pini marittimi che gonfiano e sfondano l’asfalto. Ipotizzando le partite solo di domenica, si sarebbe potuto ovviare al “problema del traffico” con un blocco totale della circolazione, dirottando gli spettatori sul comodo ed efficiente trenino Roma-Lido. Tuttavia, dopo una concitata discussione, il problema principale si rivelò essere la scelta del luogo dove costruire lo stadio: l’ipotesi di un campo di gioco in riva al mare era affascinante, ma si scontrava con la realtà di dover occuparsi delle concessioni balneari, radicate da decenni sul litorale romano. Qualcuno, inavvertitamente, fece persino partire dei controlli sul territorio, per verificare la fattibilità del progetto, che però ebbero l’unico risultato di scoprire numerosi abusi edilizi. Partirono doverose, ma timide ruspe, che alla fine riuscirono a liberare soltanto una spiaggia, restituendola gratuitamente ai cittadini e donando a tutti la vista del mare, fino ad allora negata a Ostia. Alla fine lo stadio non si costruì, ma su quella spiaggia libera un giorno fu avvistato il Capitano che palleggiava con dei bambini sulla battigia.

© Paolo Izzo

La pacchia

immagine per pacchiaE così sembra che stia per finire la pacchia di quei migranti che pensano di poter fare il bagno, indisturbati, nel nostro mare e poi, se sanno nuotare, arrivare a solcare le nostre spiagge e i nostri campi di pomodori, giocando magari a evitare fucilate. Finirà anche il divertimento di certe donne che vogliono interrompere la loro gravidanza e si recano allegramente nei rari ospedali, resi esclusivi come discoteche per vip dagli obiettori di coscienza: la patria ha bisogno di figli e chiede proprio quelli delle compatriote che non vogliono o possono metterli al mondo. E, mentre ovociti ed embrioni avranno sempre più voce in capitolo, per quelli che amano diversamente da quanto c’è scritto nella legge, altro che diritti: faremo proprio finta che non esistano. Con la pacchia dei Rom sarà più semplice: basterà chiudere i loro magnifici campi, dove si divertono a incendiare roulotte o dove nascondono ricche automobili, preferendo gironzolare a piedi e vivere (in tutti i sensi) tra i nostri rifiuti. Anche per i carcerati si butteranno le chiavi, ma per tenerli dentro per sempre, così impareranno finalmente la lezione. Oggi comincia la vera pacchia: quella di chi pensa e sostiene queste cose, senza che qualche radicale o uno straccio di sinistra abbia la possibilità o la forza di opporvisi realmente.

© Paolo Izzo

Una via di Roma anche per Pannella

pannella e izzoNell’apprendere che il Campidoglio ha approvato all’unanimità una mozione per intitolare un toponimo a Fabrizio Frizzi, a poco tempo dalla sua morte, insieme ai compagni del Partito Radicale Ambrogio Crespi, regista e autore del docufilm “Spes contra spem. Liberi dentro” e Gianni Rubagotti, segretario della associazione “Myriam Cazzavillan”, mi sto impegnando affinché i Consiglieri di Roma Capitale prendano lo stesso impegno per l’altrettanto celebre e compianto leader del Partito Radicale Marco Pannella, magari in occasione del secondo anniversario della sua scomparsa, il prossimo 19 maggio. Riteniamo che nella città dove Pannella ha vissuto tanti anni, regalando ai cittadini nuovi diritti e difendendo gli “ultimi” con le sue battaglie, non possa mancare una strada a lui dedicata. Magari in un luogo simbolico dell’impegno di Pannella e del Partito Radicale in favore della giustizia giusta e di una detenzione che rispetti i dettami della Carta costituzionale, come le vie adiacenti le carceri romane dove lui e molti Radicali si sono recati tante volte negli ultimi decenni. Intitolargliene una, sarebbe un bel ringraziamento a Marco e alla sua vita spesa nella lotta nonviolenta per la difesa del diritto e dei diritti di tutti noi.

© Paolo Izzo, scrittore – Roma
La foto è di Andrea Spinelli Barrile

Una breccia fiscale per il nostro “credito” pubblico

barchiesi ici chiesaL’avvocato generale della Corte di giustizia europea Melchior Wathelet ha riaperto una breccia per cui soltanto i Radicali, nel tempo, hanno osato battersi: dal 2006 al 2011, lo Stato italiano ha esentato il Vaticano dal pagamento dell’Ici per gli enti ecclesiastici “non commerciali”, ma questo, sostiene Wathelet, si configura come un aiuto di Stato illegale, che dunque andrebbe recuperato. Si tratta di 4-5 miliardi di euro, cioè davvero poca cosa se si pensa che nelle casse di Oltretevere ogni anno di miliardi “italiani” ne arrivano circa 6, grazie ai Patti Lateranensi del 1929 e al Concordato del 1984. In tal senso basterebbe citare il meccanismo perverso dell’otto per mille, che la nostra Corte dei conti per due anni consecutivi ha giudicato “distorto” e con cui la Conferenza episcopale italiana si aggiudica un miliardo ogni anno. Ma per tornare alle esenzioni – o meglio evasioni – di enti ecclesiastici, commerciali e non, esse non sono diminuite da quando nel 2012 l’Italia è passata dall’Ici all’Imu e, anzi, si sono estese ad altre tasse come Tari, Tasi e in alcuni casi anche Ires. Visto dunque che oltre a un debito pubblico che pare inarrestabile, vantiamo anche qualche piccolo credito, possiamo ben augurarci che la breccia “fiscale” nelle mura sante dell’enclave vaticana si allarghi ancora, se la Corte di giustizia europea confermerà con una sentenza quanto indicato dal suo avvocato generale.

© Paolo Izzo, Radicale
L’immagine scelta è una “vignetta sardonica” di Alessandro Barchiesi

Nostalgici lastminute

Fascisti_su_Marte“Abbiamo sbagliato tutto. Abbiamo fatto pensare che fossimo ancora un po’ di sinistra; che si potesse contare su di noi per la difesa dei diritti civili e umani, addirittura della libertà di autodeterminazione di donne e uomini; che perseguissimo una giustizia giusta e una legge davvero uguale per tutti. Ci hanno persino creduto, eppure non ci hanno votato: forse proprio per questo non ci hanno votato? Se è così, ci rimane davvero poco tempo per dimostrare che siamo uguali agli altri, che anche noi abbiamo a cuore la Patria, la Famiglia e la Chiesa più della libertà di pensiero di ogni singolo individuo nelle sue scelte di vita e addirittura di morte. Che giorno è oggi? È il 3 aprile, cioè l’ultimo giorno utile per costituire l’avvocatura dello Stato davanti alla Corte costituzionale e sostenere, con tutte le nostre forze residue, la legittimità della norma sull’aiuto al suicidio per cui il radicale Marco Cappato è a processo. Quale migliore occasione ci capiterà di mostrarci come gli altri, di fare la faccia cattiva, di far capire a tutti che anche noi sappiamo vietare, punire e condannare, se non cogliamo questa opportunità? Facciamolo, fosse anche l’ultima cosa che facciamo: difendiamo quella legge fascista!”.

© Paolo Izzo