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Il mare non bagna Roma

ostia1Potremmo essere l’unico Paese europeo, insieme alla Grecia, la cui Capitale si affaccia direttamente sul Mediterraneo. Addirittura l’unico, se si considera che fra Atene e il mare c’è il Pireo, che è giurisdizione a sé stante. Tuttavia le spiagge di Ostia, X Municipio di Roma, sono ancora di fatto “privatizzate” dai concessionari balneari, sempre gli stessi. I quali, con la complicità decennale della politica locale e nazionale, hanno rovesciato completamente l’interpretazione del ruolo acquisito a suo tempo e, perciò, sono semmai loro a “concederci” di accedere al mare, previo pagamento del dazio di un biglietto d’ingresso alla pubblica battigia. Impenetrabili alla legalità come le favelas brasiliane, gli stabilimenti di Ostia continuano a essere gestiti senza nuove gare pubbliche dagli stessi proprietari del mare, nonostante il X Municipio sia commissariato per mafia e nonostante la Corte di giustizia europea abbia da poco sentenziato che la proroga al 2020 delle concessioni è incompatibile con la direttiva Bolkestein. E così, tra poco, noi tutti cittadini italiani, oltre alla gabella per vedere il nostro mare, pagheremo una sanzione (europea) perché ci hanno impedito di vederlo.

© Paolo Izzo, Radicale – Roma

(nell’immagine il titolo del docufilm inedito di Emanuele Luca)

La nonviolenza non fa notizia

greciaSulla stampa nostrana non ha trovato alcun rilievo la notizia che i migranti possono anche scegliere come morire: tra le onde del mare, per le ondate di gelo o suicidandosi. È successo, per esempio, negli hotspot di accoglienza – l’ossimoro è dovuto – delle isole greche, dove le condizioni di vita sono un po’ peggiori che nei nostri Cie. Sempre dalla vicina cugina europea arriverebbe pure la notizia che alcuni dei migranti sopravvissuti, al posto di incendiare i luoghi che li ospitano o di cucirsi macabramente la bocca soltanto per fare notizia, inscenano invece dei silenziosi scioperi della fame. Ma da noi nemmeno questo è dato sapere, tanto che dei digiuni di migranti in Grecia (come di morti di freddo e suicidi) ha parlato solo Carlotta Ludovica Passerini sul sito thesubmarine.it. In effetti il digiuno o la nonviolenza che notizie sarebbero? Perché mai i media, tanto per tornare a casa nostra, avrebbero dovuto parlare dello sciopero della fame di oltre 20.000 detenuti che ha accompagnato la marcia radicale per l’amnistia del 6 novembre scorso? La nonviolenza non fa notizia. Se gli ultimi o i penultimi della società vogliono dire la loro, hanno soltanto una strada: morire. E possono persino scegliere come.

© Paolo Izzo

(l’immagine è tratta da wereporter.it)

La lotta contro il tempo

faboliberoI sedicenti paladini della vita specificano sempre di voler difenderla dal concepimento alla sua fine naturale, ma si concentrano soprattutto su questi due estremi, sorvolando su quanto c’è in mezzo, cioè noi esseri umani. Dall’inizio, quello vero, della nascita, alla fine, che non sempre è “naturale”, il nostro avversario più frequente – insieme a codesti pre-life e post-life – è il tempo che, inesorabilmente, fugge. In un frattempo reale e terreno, può succedere che per avere un figlio tentiamo le nuove strade che la scienza ci offre, poiché la fecondazione dio-assistita è capitata una sola volta in duemila anni; oppure può succederci di morire, ma di essere tenuti in “vita” contro la nostra volontà da chi brandisce come un’arma la medesima scienza che vorrebbe ostacolare quando essa può far nascere. Il tempo intanto passa, si diceva: come quello di un Parlamento che sta per scadere, forse non riuscendo ad approvare – finalmente – una legge sul testamento biologico. E noi qui, ancora a lottare per essere liberi, almeno di scegliere.

© Paolo Izzo, Radicale

“Giardini Pannella” a Milano: chi risponde al Consiglio comunale?

LAUREA HONORIS CAUSA A MARCO PANPiù di 4 mesi fa il Consiglio comunale di Milano fu chiamato a votare una mozione a prima firma Elena Buscemi (PD): la Vicepresidente del Consiglio, con un’accorata relazione, chiedeva per il nome di Marco Pannella una deroga alla norma che impedisce di intitolare luoghi pubblici a personalità scomparse da meno di 10 anni, indicando nei giardini di piazza Aquileia, confinanti con il carcere di San Vittore, il posto giusto per ricordare il leader radicale. Già la Comunità ebraica di Milano si era espressa a favore dei “Giardini Pannella”, poiché simbolicamente quel luogo mette in contatto (anche vocale) i carcerati che stanno dentro con i familiari e gli altri che stanno fuori.
Ebbene, il Consiglio comunale votò alla quasi unanimità (solo tre astenuti, nessun contrario) la mozione e quindi la richiesta di deroga. Ma da allora non se ne parla né in Consiglio, né in Giunta e nemmeno dal Sindaco Beppe Sala è arrivata una risposta all’Aula. Per questo motivo un manipolo di Radicali (e non), a partire da noi della associazione “Myriam Cazzavillan”, ha scritto a Sala annunciando che l’attesa di un responso ufficiale da parte dell’Amministrazione sarebbe stata scandita da un digiuno a staffetta e a oltranza. Anche se il nostro solo annuncio ha smosso abbozzi ufficiosi di risposta (negativa), ci pare, tuttavia, che il Consiglio comunale sia rimasto e rimanga a tutt’oggi delegittimato e, proprio come un Radicale qualunque, inascoltato.

Paolo Izzo, scrittore – Roma
Gianni Rubagotti, Segretario “Myriam Cazzavillan” – Milano

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Lettere Eretiche domani a Napoli

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Sanremo Horror Show

spot-sanremoPer come si è presentata la nuova edizione del Festival di Sanremo, viene già voglia di dedicarle quel sonoro e liberatorio inno che Marco Masini cantò nel 1993 contro l’industria musicale. Nello spot pubblicitario che circola in questi giorni per annunciare la kermesse canora di febbraio, ci sono tre feti che cantano “Non ho l’età”, schioccando le dita a tempo di musica e mimando la coreografia di un balletto. L’idea non è nemmeno nuova, poiché ricalca – anche nel battito iniziale – il videoclip che i Massive Attack usarono per la loro “Tear drop” e non ci sorprenderebbe se i creativi di Carlo Conti riesumassero anche gli zombie di “Thriller” per dire che tutti, ma proprio tutti, cantano a Sanremo. Sospettando fortemente che gli autori dello spot siano gli stessi che hanno concepito la spiacevole campagna del “Fertility Day”, si noti la subliminale mostruosità del messaggio: il feto che canta, balla ed è già pronto per il palcoscenico è addirittura più abile di un bimbo appena nato, notoriamente inetto e bisognoso di cure e attenzione. Le donne che hanno abortito o che intendono farlo sono dunque avvertite: oltre a uccidere un figlio, stanno anche stroncando una carriera.

© Paolo Izzo, Radicale

Per una cultura della vita

maxresdefaultPuò capitare, nella vita, che un diciottenne sia rimasto orfano perché un coetaneo ha investito suo padre con la macchina, uccidendolo. Può capitare che entrambi quei giovani impieghino anni, forse decenni, nel difficile tentativo di superare il trauma che hanno vissuto: il primo perdendo un padre appena cinquantenne; il secondo avendogli tolto la vita per un sorpasso a destra dalle conseguenze fatali. Oggi quei ragazzi sono degli uomini adulti e può capitare che alla tv vedano gli spot del Governo dove ci sono dei morti che parlano e che ci dicono come sarebbe stato bello se fossero stati attenti alla guida, allacciando la cintura di sicurezza, accendendo le luci della bici, evitando sorpassi azzardati. Sinceramente, mi farebbe piacere che mio padre tornasse per parlarmi o per dire a quell’altro che magari lo perdona, ma la cosa mi pare assolutamente, scientificamente impossibile. Allora mi chiedo se il Ministero dei Trasporti non debba lanciare un messaggio opposto per la campagna “Sulla buona strada”: semplicemente far parlare i vivi di come la loro esistenza sia migliore perché rispettano quella degli altri e la propria, piuttosto che far rivivere i defunti per poi farli morire una seconda volta.

© Paolo Izzo