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Sanremo Horror Show

spot-sanremoPer come si è presentata la nuova edizione del Festival di Sanremo, viene già voglia di dedicarle quel sonoro e liberatorio inno che Marco Masini cantò nel 1993 contro l’industria musicale. Nello spot pubblicitario che circola in questi giorni per annunciare la kermesse canora di febbraio, ci sono tre feti che cantano “Non ho l’età”, schioccando le dita a tempo di musica e mimando la coreografia di un balletto. L’idea non è nemmeno nuova, poiché ricalca – anche nel battito iniziale – il videoclip che i Massive Attack usarono per la loro “Tear drop” e non ci sorprenderebbe se i creativi di Carlo Conti riesumassero anche gli zombie di “Thriller” per dire che tutti, ma proprio tutti, cantano a Sanremo. Sospettando fortemente che gli autori dello spot siano gli stessi che hanno concepito la spiacevole campagna del “Fertility Day”, si noti la subliminale mostruosità del messaggio: il feto che canta, balla ed è già pronto per il palcoscenico è addirittura più abile di un bimbo appena nato, notoriamente inetto e bisognoso di cure e attenzione. Le donne che hanno abortito o che intendono farlo sono dunque avvertite: oltre a uccidere un figlio, stanno anche stroncando una carriera.

© Paolo Izzo, Radicale

Per una cultura della vita

maxresdefaultPuò capitare, nella vita, che un diciottenne sia rimasto orfano perché un coetaneo ha investito suo padre con la macchina, uccidendolo. Può capitare che entrambi quei giovani impieghino anni, forse decenni, nel difficile tentativo di superare il trauma che hanno vissuto: il primo perdendo un padre appena cinquantenne; il secondo avendogli tolto la vita per un sorpasso a destra dalle conseguenze fatali. Oggi quei ragazzi sono degli uomini adulti e può capitare che alla tv vedano gli spot del Governo dove ci sono dei morti che parlano e che ci dicono come sarebbe stato bello se fossero stati attenti alla guida, allacciando la cintura di sicurezza, accendendo le luci della bici, evitando sorpassi azzardati. Sinceramente, mi farebbe piacere che mio padre tornasse per parlarmi o per dire a quell’altro che magari lo perdona, ma la cosa mi pare assolutamente, scientificamente impossibile. Allora mi chiedo se il Ministero dei Trasporti non debba lanciare un messaggio opposto per la campagna “Sulla buona strada”: semplicemente far parlare i vivi di come la loro esistenza sia migliore perché rispettano quella degli altri e la propria, piuttosto che far rivivere i defunti per poi farli morire una seconda volta.

© Paolo Izzo

Il Fisco nella capannina

quattro-magiA partire dai Patti Lateranensi del 1929, non si può nemmeno quantificare la somma esatta che il Vaticano ha incassato dal nostro Stato, visto che a oggi l’esborso italiano annuo supera i sei miliardi di euro. Come se non bastasse, l’enclave più ricca del mondo aggira il nostro Fisco in vari modi. Se ne è accorta anche la Corte di Cassazione, che ha dato ragione al ricorso della Agenzia delle Entrate nei confronti di un pensionato femminile torinese che, in virtù della promiscuità abitativo-confessionale che già consente agli enti religiosi di non pagare Imu, Tasi e Tarsi, non versava neanche il giusto importo di Ires. Siccome la stessa Cassazione sostiene che quel risparmio si traduce in «aiuto di Stato», torniamo al punto di partenza. La genuflessione preventiva delle istituzioni nostrane, cioè, va ben oltre i Patti Lateranensi e consente alle gerarchie ecclesiastiche di evadere milioni di euro (nella sola Capitale sono circa venti): per questo da tempo invoco che lo stesso papa Bergoglio – molto sensibile al tema – emani un “motu proprio” per sanare l’irregolarità. Oltre ai Magi, con incenso, mirra e soprattutto oro, da quest’anno alla “capannina” arrivi anche l’agente della riscossione.

© Paolo Izzo, Radicale

La selva oscura dei diritti

danteMentre l’Italia votava il referendum dopo un lungo e scomposto dibattito monotematico, loro erano lì ad aspettare. Impronunciati, quasi fossero parolacce. Nascosti come scheletri negli armadi. Irrealizzati come sogni infranti. Loro, i diritti civili. Quei tanti diritti che ancora sono impediti e offesi, erano lì ad aspettare che la campagna referendaria finisse. Dietro di loro, degli esseri umani. Che ancora aspettano: per strada, nelle case, negli ospedali, nei consultori, nei tribunali, nelle carceri. Ora saranno liberati, quei diritti e quegli esseri umani? Oppure li teniamo in salamoia per un’altra tornata di insulti in politichese? Se e come avere dei figli, con chi vivere, sposarsi o fare l’amore, quando e come morire. Governi e Parlamenti permettendo, il «cammin di nostra vita» è costellato di decisioni dove la libertà di scelta e i diritti civili sono fondamentali e dovrebbero essere definiti e chiari ma, al contrario, sono ancora «una selva oscura».

© Paolo Izzo

Porte sante o Porta Pia?

paparaggiLa città di Roma sta vivendo un periodo assai difficile e la sua Sindaca ha già commesso una quantità di errori la cui metà sarebbe, anzi è bastata a far defenestrare il precedente inquilino del Campidoglio. Pur tuttavia, un altro abitante eccellente di Roma, il Papa, avrebbe dovuto ringraziare pubblicamente Virginia Raggi per aver potuto accogliere migliaia di pellegrini nella Capitale, proprio come fosse casa sua. È vero che la buona parte delle strutture ricettive romane è di proprietà del Vaticano e quindi, almeno da un punto di vista turistico-immobiliare, Roma “è” casa sua, ma se il Giubileo si è svolto senza tanti intoppi un po’ di misericordia la meriterebbe anche l’Amministrazione capitolina. Invece, Francesco e i suoi, non solo non hanno ringraziato Roma per l’ospitalità, ma a quanto pare non hanno nemmeno invitato la Sindaca al finissage dell’anno giubilare. Dobbiamo forse malignare che a lorsignori non vada giù l’idea che Raggi potrebbe decidere finalmente – come annunciato in campagna elettorale – di far pagare le tasse anche ai tanti esercizi commerciali ammantati di paramenti sacri? Finché lo chiedono i Radicali, si può sempre ricorrere al benaltrismo, ma se la Sindaca di Roma aprisse quella breccia…

Per Bergoglio la Legge 194 è criminogena

ellekappaIntervistato dai massimi vertici di Rai 2 (i direttori di Rete e Tg), Jorge Mario Bergoglio è tornato in maniera piuttosto aggressiva sul tema della interruzione di gravidanza. Nel ricordare l’incontro con una donna che aveva avuto due gemelli, ma tanto ne piangeva un terzo che non era sopravvissuto, il papa ha aggiunto, senza soluzione di continuità: «e io penso alla abitudine di mandare via i bambini prima della nascita, questo crimine orrendo… Li mandano via perché è meglio così, è più comodo; è una responsabilità grande, un peccato gravissimo». Al di là di dogmi e peccati, che non sono affar nostro, c’è una traduzione politica di questa frase che non può passare inosservata. Il capo dello Stato della Città del Vaticano, infatti, sostiene che l’applicazione di una legge dello Stato italiano conduce a un “crimine orrendo”, peraltro reiterato (“abitudine”), e che quel crimine è vissuto persino con leggerezza, addirittura per “comodità”… Non dico tutte le donne in massa, ma almeno le nostre istituzioni non dovrebbero insorgere verso una ingerenza che è al limite dell’incidente diplomatico?

© Paolo Izzo

Fertility Ireland

irlanda-fioreSi apprende che all’inizio del 2017 in Irlanda, dove la percentuale di cattolici supera persino quella del nostro Paese, verrà discussa in Parlamento una legge di iniziativa governativa sulla cosiddetta maternità surrogata, attualmente non espressamente vietata, ma neanche normata. Da noi, se non intervengono i Tribunali o la Corte costituzionale, come nel caso della Legge 40, nessun tema etico viene affrontato in Parlamento, che giace in stato vegetativo su eutanasia e testamento biologico (da anni una proposta in merito dei Radicali e di 70mila cittadini attende invano), sulla stepchild adoption o, appunto, sulla maternità surrogata. In materia di quest’ultima, certo, dovremmo preoccuparci se a legiferare sia chi trasversalmente vuole farla diventare un “reato universale”. Tuttavia possiamo almeno ammirare da lontano l’Irlanda – che forse ha capito prima di noi che legalizzare è meglio che proibire – per il suo tentativo di distinguere tra surrogazione “commerciale”, da vietare, e quella invece “altruistica”. Già, ma da noi l’altruismo è roba soltanto per ricchi cattolici, che possono continuare ad affidarsi al mercato clandestino.

© Paolo Izzo