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Misericordia fiscale e altre fantasie

io c'èNel 2015 il Papa e il suo formidabile ufficio stampa lanciarono un Giubileo straordinario (e lastminute) di cui si ricorderanno le varie aperture di Porte sante, mediaticamente molto efficaci e simboliche dell’offerta ai fedeli di un percorso altrettanto straordinario verso la salvezza. Per l’occasione, con l’amico Franco Giacomelli, anche lui Radicale, lanciammo una proposta provocatoria: se avessero abbuonato anche a noi tutte le tasse sulle nostre case, avremmo garantito ai pellegrini giubilari la possibilità di una sosta di preghiera presso di noi, costruendo appositi altari domestici. Forse ispirato dalla nostra iniziativa o per una sintonia felicemente laica, il regista Alessandro Aronadio torna sul tema: all’inizio della sua intelligente commedia “Io c’è”, in uscita il 29 marzo, il protagonista prova a risollevare le sorti del suo “bed & breakfast” proprio dotandolo di un luogo di preghiera! Di fronte ai dinieghi che gli oppongono le varie religioni, per ottenere gli sgravi fiscali che cerca, sarà costretto a fondarne una tutta sua, ma anche dopo le divertenti conseguenze della sua idea, nell’aria incensata rimane quella domanda molto… radicale: perché centinaia di strutture cattoliche, in virtù della suddetta promiscuità abitativo-confessionale, continuano a essere esclusivamente e ingiustamente esonerate dal fisco?

© Paolo Izzo, Radicale

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Del senno di poi son pieni gli abissi

sicurezza-mare-formazioneSpetterà alla letteratura o al cinema raccontarci, in un futuro ancora lontano, come tanti migranti siano stati salvati nel Mediterraneo – e soprattutto da chi e a quale prezzo – nell’ultimo anno. Si può forse immaginare uno di quegli appassionanti film sulla Seconda guerra mondiale in cui i protagonisti si ribellano alle leggi razziali per tentare, con ogni mezzo e a ogni costo, di sottrarre vite umane allo sterminio nazista. Ma anche meno epiche storie di minima umanità che ci ricordino come sia potuto accadere, ai giorni nostri, che qualcuno fosse ostacolato o impedito nell’atto di salvare persone che stavano naufragando, dalle cosiddette autorità che vigilano sul Mare “nostrum” come se fosse soltanto loro, pieno come è di quei muri di cui già la terraferma abbonda. Sicuramente, chi dovrà occuparsi di questa Storia tra qualche lustro, sarà alla giusta distanza per valutare ogni responsabilità, avrà il vantaggio di non essere tradito dai sentimenti, ovvero la assennata lucidità per poter meglio analizzare ciascun singolo dettaglio. Tuttavia, si sa: “del senno di poi son piene le fosse”. E anche gli abissi.

© Paolo Izzo, Radicale

Per non dimenticare Giordano Bruno

IMG_1841Anche quest’anno è passato in sordina l’anniversario del rogo di Giordano Bruno, lo scienziato che predisse gli “infiniti mondi” che soltanto oggi la scienza scopre, il filosofo che preferì scommettere su un aldiquà di umanità umana contro un aldilà di astrattezza violenta e di dogmatica disumanità, l’uomo che con inconscia certezza spostò lo sguardo dall’alto dei cieli al “dentro” degli esseri umani, il religioso che rifiutò e bestemmiò, senza abiurare, quella Chiesa che gli bucò la lingua per farlo tacere e lo arse vivo in Campo de’ fiori il 17 febbraio 1600. Oggi il Vaticano dovrebbe finalmente fare ammenda del sacrificio di Bruno, magari revocando la santità a quel cardinal Roberto Bellarmino che ne decretò l’orrenda fine. Possiamo forse chiederlo a cotanto papa, visto che appare un po’ diverso da quell’altro “santo” di Paolo IV che nel 1557, in piena Inquisizione romana, aveva detto: «Anche se mio padre fosse eretico, raccoglierei la legna per farlo bruciare sul rogo». Oggi, con un “mea culpa” di Bergoglio, non smetterebbero certo di riecheggiare le grida di tanti eretici e streghe torturati e uccisi da santa romana Chiesa, ma almeno si coglierebbe il loro tragico suono di verità.

© Paolo Izzo, Radicale

La politica che non mangia

ritaFatte salve rare eccezioni, che perciò spiccano come oasi nel deserto, un ostinato silenzio dei media sta accompagnando lo sciopero della fame di Rita Bernardini, giunta ormai alla quarta settimana di astensione dal cibo. La dirigente del Partito Radicale non ambisce a comode poltrone o a scranni in Parlamento, visto che non è neanche candidata alle prossime elezioni, ma con la sua faticosa iniziativa scandisce un tempo che sta per scadere proprio in vista dell’appuntamento elettorale: è il tempo della riforma dell’ordinamento penitenziario, attesa da anni e che continua ad aspettare in extremis l’ultimo via libera del Consiglio dei ministri. Bernardini con il suo digiuno avverte che si rischia di non farcela e, con lei, gridano inascoltati quasi diecimila detenuti, cioè i “cattivi” che accompagnano una buona causa, peraltro con radicale nonviolenza, privandosi del cibo o di altre possibilità di conforto, già così rare nei luoghi di detenzione. Per elettoralistica prudenza e convenienza, l’altra politica continua a… mangiare e a tacere, sia quella a favore, sia quella contraria alla riforma delle carceri. Che almeno l’informazione possa uscire da un surreale silenzio, si può ancora sperarlo?

© Paolo Izzo

L’ora di laicità

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Prima di essere invasi da “santini” e manifesti, più o meno abusivi, dei candidati alle prossime elezioni politiche, con i loro sorrisi più o meno falsi, in alcune città italiane potremmo avere la fortuna di imbatterci in una piccola bimba con gli occhi pieni di speranza che ride sinceramente con tutta la faccia. Accanto alla sua foto, c’è una domanda molto semplice: “Posso scegliere da grande?”. La scelta riguarda la religione, anzi le religioni – ma anche la possibilità di non seguirne alcuna – ed è una campagna promossa dalla “Unione degli atei e degli agnostici razionalisti”, rivolta soprattutto ai genitori che iscrivono a scuola i loro bambini, a cui l’associazione suggerisce: “per farli scegliere da grandi, scegli l’ora alternativa”. Ebbene, quell’innocente messaggio, che chiunque sarebbe libero o meno di recepire, i cittadini milanesi non potranno neanche riceverlo, perché l’azienda di trasporti pubblici della città ha negato alla UAAR l’acquisto dei suoi spazi pubblicitari. Prendendo atto che la Madonnina di Milano ha la stessa influenza censoria del Cupolone a Roma, non ci resta che invocare una sana “ora di laicità”, a cui invitare adulti e piccini.

© Paolo Izzo

Angiolieria

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«S’i’ fosse un elettore, non li votarei;
s’i’ fosse noto, li deridarei;
s’i’ fosse Radicale, i’ li denunciarei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti cristïani intortarei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
a tutti il collegio sicuro levarei.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi’ madre,

s’i’ fosse Izzo, com’i’ sono e fui,
torrei le donne libere e leggiadre:
le femministe e triste lasserei altrui».

© Paolo Izzo (e Cecco Angiolieri)

Aiuto al suicidio

leggeSe mediamente ogni settimana una persona si toglie la vita nelle carceri italiane, come è avvenuto nel 2017 – che ha contato drammaticamente e precisamente 52 suicidi – significa che ha ragione il Partito Radicale nel mantenere al centro delle sue battaglie lo Stato di diritto, la giustizia e l’ordinamento penitenziario. Ma se ne parla molto poco, anzi per niente. Di un altro tema radicale, però, si comincia finalmente a dibattere di più: il fine vita. E questo anche grazie al coraggio di Marco Cappato che ha accompagnato Fabiano Antoniani a morire in Svizzera, si è autodenunciato per averlo fatto e ora è sotto processo. Ecco, la domanda è: per ciascuno di quei suicidi che avvengono con cadenza settimanale nelle patrie galere, chi dovrebbe andare sotto processo per non aver vigilato o saputo impedire tali gesti estremi? Le misere condizioni carcerarie, che solo il Partito Radicale e pochi altri denunciano e documentano, non basterebbero a configurare sempre quel reato di “istigazione o aiuto al suicidio” a cui è dedicato l’articolo 580 del codice penale italiano?

© Paolo Izzo