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La mente e la morte

fagioliIl dibattito sul fine vita procede sempre a stento, dentro i palazzi della politica, ma anche fuori. Perciò ha fatto bene il radicale Marco Cappato, pur rischiando in prima persona una condanna, a chiedere di andare subito e pubblicamente a processo per aver accompagnato dj Fabo in Svizzera lo scorso febbraio. Per di più, al necessario dibattito si aggiunge la recente drammatica decisione dell’ingegnere di Albavilla di ricorrere al suicidio assistito, che ci pone una domanda già sollevata nel 2011 dall’ultimo viaggio di Lucio Magri, anch’egli affetto da grave depressione: chi soffre di una malattia psichica è davvero “libero” nella sua scelta di morire? All’epoca interpellai un luminare in questo campo, lo psichiatra Massimo Fagioli, che rispose: «Chi è malato di depressione può e deve essere curato e il bravo medico deve anzi impedire la sua tendenza al suicidio. Un diritto civile come l’eutanasia va pure conquistato, ma dovrebbe valere soltanto per chi sia affetto da una malattia davvero incurabile, che generi sofferenze insostenibili». Si dovrebbe ripartire da queste parole chiare, anche per evitare una confusione che non giova al già impervio cammino della legge sul testamento biologico.

© Paolo Izzo

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Piazza pulita

Roma, scontri a Piazza Indipendenza: polizia sgombera i migrantiFinalmente nella Capitale una importante piazza del centro è stata rimessa a nuovo. Dal momento che la Sindaca di Roma non riusciva nell’intento, c’è voluto l’intervento deciso e decisivo delle forze dell’ordine che, sotto la guida della Prefetta di Roma, hanno messo in atto una operazione di “cleaning perfettamente riuscita”, come l’ha definita la stessa funzionaria del Ministero dell’Interno. Certo in tempi di inusitata siccità, l’utilizzo degli idranti sarà parso un eccessivo spreco di risorse, ma quella piazza non sarebbe mai stata così linda. L’unica nota dolente è stata quel centinaio di senzacasa, sedicenti rifugiati, che si trovavano a dormire per terra e che hanno tentato di ostacolare con i loro corpi l’operazione di polizia, pardon pulizia. È prevedibile che l’Ama, l’azienda capitolina che generalmente si occupa di rifiuti e di pubblica igiene, in futuro possa temere la concorrenza delle forze dell’ordine, ma potrà sempre contrattaccare sottolineando che gli immigrati dispersi dalla piazza non sono stati lavati bene: sono rimasti quasi tutti neri.

© Paolo Izzo, Radicale
(foto Vincenzo Livieri – LaPresse)

Il Destro-sinistra che avanza

foto reutersIn un tempo lontano, nei paraggi delle scadenze elettorali, la partitocrazia si contendeva il cosiddetto voto cattolico, mostrandoci una triste sfilata di personaggi politici che giocavano a chi sapeva genuflettersi con maggiore dedizione alle gerarchie ecclesiastiche. Da qualche anno, invece, la tattica sembra mutata, sebbene riguardi ancora i diritti civili e, si direbbe, umani. L’inseguimento, oggi, è sulla strada emergenziale, securitaria, persino patriottica e spesso vede i competitori impegnati nella disgustosa pratica del sorpasso a destra, che servirebbe per accaparrarsi il voto dei tanti “prima gli italiani!”. Così ci si litiga lo slogan “aiutiamoli a casa loro”, almeno anacronistico poiché, a pensarci prima che “casa loro” fosse un cumulo di macerie, forse avrebbe avuto anche un senso. E ritorna addirittura lo spauracchio della difesa della razza, che già dal Fertility Day mostrava le sue prime spore e che – negli intenti di un neonato Dipartimento “mamme” – può finalmente diventare malattia virale, senza vaccini disponibili. Verrebbe quasi da dire che un Destro-sinistra avanza inesorabilmente, se non fosse che è già entrato nelle nostre case e nessuno sembra voler aiutarci.

© Paolo Izzo
(foto Reuters)

«Non lasciate che i pargoli vadano a loro»

Father-Georg-Ratzinger-Cardinal-Joseph-Ratzinger“Liberaci dai preti” e “Sadici in abito talare“ sono soltanto due dei titoli, impensabili sulla nostra stampa, con cui autorevoli quotidiani tedeschi hanno commentato le orribili notizie giunte dal Duomo di Ratisbona, in particolare dal suo Coro di voci bianche. Un dossier ha rivelato che 547 atti di violenza corporale e 67 di molestie sessuali sarebbero stati perpetrati per decenni da 49 “educatori” su bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, che facevano parte di quel Coro, sotto la supervisione trentennale di Georg Ratzinger, fratello del papa “emerito” della Chiesa cattolica Benedetto XVI. Tutti i reati ovviamente sono prescritti, ma sarebbe questa l’occasione almeno per rispolverare il sottotitolo di un importante saggio del 2010 a firma di Federico Tulli, “Chiesa e pedofilia” (L’Asino d’oro edizioni), che recitava: ‘Non lasciate che i pargoli vadano a loro’. In quel libro, il mai abbastanza compianto Massimo Fagioli rispondeva così a una domanda dell’autore: «…si arrogano il diritto di essere gli educatori dei bambini, gli insegnanti della morale. Dovremmo affidare a loro i bambini? A persone che si autoproclamano educatori, quando in realtà sono dei delinquenti che violentano e ammazzano? Non è una storia di ora, ma una storia di duemila anni». Ecco, davvero dovremmo consegnare a costoro i nostri figli?

© Paolo Izzo, Radicale – Roma

Aiutiamoli a casa loro (reloaded)

siriaL’ho già scritto esattamente due anni fa, ma oggi che il fenomeno sta assumendo dimensioni preoccupanti, si allarga anche la cerchia dei destinatari di questa mia proposta. Organizziamo un corridoio umanitario, ben difeso dai possibili attacchi di chi osteggia la loro integrazione; riempiamo di beni di prima necessità un container che poi potrà essere utilizzato anche come abitazione aggiuntiva; mettiamoci capi di abbigliamento consoni alle diverse stagioni, un linguaggio che ci avvicini e che sia reciprocamente comprensibile, ma anche un dizionario della nostra lingua madre e qualche libro di Storia, perché possano ricordare meglio il senso di certe parole; condiamo il tutto con massicce dosi di democrazia, di libertà, di diritti umani, di articoli della nostra Costituzione e di semplice umanità umana. Prepariamo tutto questo con calma, ma con urgenza, poi partiamo e andiamo ad aiutare i razzisti a casa loro.

© Paolo Izzo, Radicale – Roma

(l’immagine è tratta da euronews.com)

Il femminicidio religioso di Ipazia

ipazia2Aprendo un giornale a caso è facile imbattersi nel santo del giorno che, se non direttamente in prima pagina accanto alla data, si trova con le previsioni meteo o le estrazioni del lotto. Oggi 27 giugno i cattolici festeggiano san Cirillo di Alessandria, colui che fu vescovo quando i suoi integralisti sostenitori, detti “parabolani”, squartarono con dei cocci la matematica e filosofa Ipazia, le cavarono gli occhi mentre era ancora viva e infine ne bruciarono i resti. Il tutto davanti a una chiesa e in pieno periodo di quaresima… Correva l’anno 415, ma ricordare oggi Ipazia, insieme al “santo” che permise alla propria milizia privata la sua barbara esecuzione, sarebbe importante; specialmente in tempi in cui si alternano notizie di uccisioni di matrice religiosa e di femminicidi: nella vicenda di Ipazia di Alessandria ci sono entrambi gli orrendi delitti. La filosofa venne uccisa in quanto scienziata – e dunque eretica – ma soprattutto in quanto donna: da fare a pezzi, bruciare, annullare, cancellare dal mondo degli uomini e, se possibile, anche dalla memoria della storia. Perché le donne, lo diceva un altro santo di nome Paolo, devono stare in silenzio. Cioè: non esistere.

© Paolo Izzo

Paradosso di morte

carcereSe ogni settimana un radicale, come ha fatto Marco Cappato, accompagnasse in Svizzera un malato grave che ha deciso di interrompere le proprie sofferenze, il fatto scandalizzerebbe numerose persone e farebbe presto notizia. Se, come invece accade, mediamente ogni settimana un detenuto decide di suicidarsi in carcere, può farlo senza destare troppo scalpore, tranne appunto tra le file (rade) dei Radicali. I quali denunciano, avanzano proposte di riforma e arrivano persino a digiunare per settimane, come Rita Bernardini, in nome di una giustizia giusta anche nei confronti dei peggiori criminali e di una carcerazione che rispetti le regole dettate dalla nostra Costituzione. Dunque è uno strano Paese, il nostro, dove si fa così tanta fatica a varare una legge sull’eutanasia, ma non si mostra alcun interesse o sentimento nei confronti di un disgraziato che si uccide in cella: dall’inizio di quest’anno sono stati già ventitré i reclusi suicidi; un migliaio dall’inizio del nuovo millennio. Non importa quasi a nessuno e non ci si rende neanche conto di un paradosso assurdo, quanto incivile. I detenuti sono privati di molte libertà, tranne una, che non viene prevenuta né sufficientemente ostacolata: quella di togliersi la vita.

© Paolo Izzo