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Per una cultura della vita

23 dicembre 2016

maxresdefaultPuò capitare, nella vita, che un diciottenne sia rimasto orfano perché un coetaneo ha investito suo padre con la macchina, uccidendolo. Può capitare che entrambi quei giovani impieghino anni, forse decenni, nel difficile tentativo di superare il trauma che hanno vissuto: il primo perdendo un padre appena cinquantenne; il secondo avendogli tolto la vita per un sorpasso a destra dalle conseguenze fatali. Oggi quei ragazzi sono degli uomini adulti e può capitare che alla tv vedano gli spot del Governo dove ci sono dei morti che parlano e che ci dicono come sarebbe stato bello se fossero stati attenti alla guida, allacciando la cintura di sicurezza, accendendo le luci della bici, evitando sorpassi azzardati. Sinceramente, mi farebbe piacere che mio padre tornasse per parlarmi o per dire a quell’altro che magari lo perdona, ma la cosa mi pare assolutamente, scientificamente impossibile. Allora mi chiedo se il Ministero dei Trasporti non debba lanciare un messaggio opposto per la campagna “Sulla buona strada”: semplicemente far parlare i vivi di come la loro esistenza sia migliore perché rispettano quella degli altri e la propria, piuttosto che far rivivere i defunti per poi farli morire una seconda volta.

© Paolo Izzo

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