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Adotta un canguro

23 febbraio 2016

Mind-the-stepSi può citare Mao, «Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente», per raccontare il parossismo di quella che sembra una malattia, ma che invece dovrebbe essere un semplice diritto: le unioni civili. Sono passati trent’anni dal primo tentativo di legalizzarle in Italia e oggi vi siamo obbligati, non per empito democratico, ma solo per adeguarci alla normativa europea. Tuttavia, i nostri rappresentanti istituzionali sono riusciti a creare quella confusione, quella ammuina, che sembra animare la nave senza che alcun cambiamento reale si compia. Con questo intento deve essere sorta l’espressione stepchild adoption, che nell’immaginario “correttivo” ha assunto le esegesi più fantasiose, fino a quell’utero in affitto che sta già diventando un surrogacy buono per serie televisive americane. Lo step vicino al bambino, però, ha una etimologia anglo-sassone antica, che aveva il significato originario di “orfano”. Di questo si tratterebbe: poter adottare un bambino a cui “mancano” un genitore o tutti e due. Ma da noi i diritti dei bambini interessano poco di più di quelli delle donne e dei genitori arcobaleno. Se l’avessero chiamata “adotta un canguro”, forse la norma sarebbe stata approvata. Passando indenne una fiducia furba e genuflessi “ammendamenti”.

© Paolo Izzo

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